Foresta, bosco e albero: non li amiamo

Tutte le vergini prima o poi… anche se foresta…

la foresta vergine tedesca sta sparendo? la nostra è già scomparsa da tempoNon c’è molto da ridere, lo so, ma volevo catturare la tua attenzione per invitarti a leggere.
Una volta questa foresta si estendeva per tutto il continente, sino alla Russia e oltre, fino in Mongolia partendo dalla Francia. Ricopriva così gran parte dell’Europa se non la sua totalità.

Pochi residui sono rimasti, come la Foresta Nera a Stoccarda o la Savana Artica, la Tundra.

 

Torniamo indietro di 2/3 mila anni.

Cervia, ad esempio, si chiamava così mica per le corna dei suoi abitanti. Era la punta a sud dove le paludi non esistevano più, un tripudio di ciò che oggi definiamo solamente in modo improprio: selvaggina.

Milano e Bologna erano infatti delle pozzanghere, il residuo di ciò che una volta era Mare. Non scherzo.

Le ultime bonifiche avvennero al tempo del fascismo ed arrivarono fino a Bologna. Il triangolo delle paludi. Millenni fa arrivava fino a Venezia e diventava la fresca e nuova foresta che avrebbe continuato a rubare terra al mare, foglia dopo foglia.

I veneziani hanno voluto scherzare con il mare rubando gli alberi che li avrebbero difesi. Costruirono le navi che poi hanno reso quel popolo una delle repubbliche marinare, ma senza nessun criterio di preservazione del verde. Oggi quel popolo sta ancora pagando a caro prezzo il gesto insano e non ci sarà nessun “Mose” a salvarli dalle acque.

Passiamo “da casa mia”…

Ariminum – (Rimini “così A Rimirare il mare”) era ricoperta di alberi fino ad Arcione [Disarcione, “che ti disarciona da cavallo”}, luogo meraviglioso finalmente sgombro da fusti alti e foresta impenetrabile, adatto a far riposare i cavalli – appunto Disarcione, Riccione. Sabbie perenni, non ancora adatte alla crescita di una fitta foresta ma solo di Pini Marittimi. Gli ultimi 100 li hanno rimossi qualche anno fa per fare spazio ad un tram su gomma.

Ora ovunque in Romagna sono rimaste delle rare ombre di alberi sparsi qua e la. Qualche parco ancora non edificato, piccole aree destinate alla preservazione, ma nulla di paragonabile a quelle oasi di verde che generavano miliardi di metri cubi di ossigeno ognuna.

Ma come è potuto succedere tutto questo?

Cosa vuoi che sia la sparizione della foresta europea... forse questo storico del livello di CO2 in atmosfera negli ultimi 400.000 anni può rendere l'idea
Cosa vuoi che sia la sparizione della foresta europea… forse questo storico del livello di CO2 in atmosfera negli ultimi 400.000 anni può rendere l’idea

Per millenni centinaia di flussi migratori sono passati di qua. Molti hanno deciso di restare popolando queste aree e sono vissuti facendosi proteggere dalla foresta. Usandola e abusandola sino all’odierna sovrappopolazione umana e relativa scomparsa della quasi totalità del verde. Verde che, non dimentichiamo, può produrre mediamente milioni di metri cubi di ossigeno all’anno.

Non vi è quasi più traccia di questa foresta, se non nelle memorie di antichi tomi che comunque non legge nessuno.

Nel frattempo i livelli di CO2, la quantità di anidride carbonica presente in atmosfera, ha raggiunto livelli spaventosi. Valori fuori scala che non si erano mai verificati nemmeno guardando il grafico storico degli ultimi 65 milioni di anni. Grafico ricavato dal carotaggio dei ghiacci. Livelli maggiori di CO2 li possiamo trovare solo al tempo della caduta di un asteroide, appunto 65 mln di anni fa. Non parliamo poi della successiva era glaciale che ne conseguì.

Ci sono serviti “solo” 5.000 anni per distruggere milioni di metri quadri di foresta. Anzi, a dire la verità il meglio lo abbiamo dato negli ultimi 600 anni, esponenzialmente sino ad oggi.

Rimangono brevissimi tratti, ormai visitati solo dagli ultimi “pellegrini” della domenica. La foresta casentinese, i luoghi come il Monte Fumaiolo e poche altre aree dell’entroterra difficili da raggiungere, per questo lasciate in pace per difficoltà economica al loro sfruttamento.

 

Il futuro della grande foresta?

Non fosse esistito l’uomo tra poco meno di 50.000 anni anche il mare Adriatico sarebbe in realtà diventato una splendida coltre verde. Ma la natura è imprevedibile, soprattutto in un lasso di tempo così vasto. Vedranno i posteri cosa gli abbiamo lasciato.

Ecco, dopo questa breve disquisizione vorrei mettere l’accento sull’ultimo punto.

Le temperature medie sono aumentate di circa 2 gradi negli ultimi 70 anni e crescono rapidamente di anno in anno, quasi esponenzialmente.

Vogliamo sovrapporre il grafico di distruzione delle aree verdi a quello delle temperature?

No, purtroppo oltre i 70 anni da oggi non è possibile avere altri dati perché prima del 1950 quasi nessuno rilevava e registrava le temperature in quest’area….  a meno di non carotare i ghiacciai perenni…. ops! è rimasto solo il Polo, va bene lo stesso.

Qualche dato per ragionarci su

Il grafico conferma l’andamento, i dati raccolti dagli studiosi parlano di una presenza nell’aria di pollini che non esistono più. Non quelli delle allergie, ma quelli che invece ci curavano. Sono raccolti dati che illustrano condizioni estremamente diverse, qualità e quantità di ossigeno in atmosfera oggi impensabili. Logica assenza massiccia di inquinamento. L’eccesso di CO2 veniva immediatamente compensato con la disgregazione delle coste, giusto quel tanto di erosione per rimettere equilibrio.

In quei tomi, sempre quelli che non legge nessuno, si parla di fresche estati all’ombra di colossali querce, di rigidi inverni sempre accompagnati dalla neve, mai di grandinate, alluvioni o “bombe d’acqua”. I terremoti servivano solo a “scrollare” e far cadere i vecchi alberI. Gli incendi rinnovavano la foresta.

“Cosa possiamo farci noi?”

La foresta non poggia di certo le sue fondamenta sulla sabbia, non costruisce con il cemento che dura a malapena 100 anni se di buona qualità, ma affonda decine di metri sottoterra la sua risolutezza a rimanere lì per millenni.

di Questo ci dice che la nostra giovane civiltà ha già fatto una scelta senza alcuna possibilità di uscita. Ossia quella di rimanere indifesa alla forza della natura, distruggendo anche tutte le altre specie. Infatti, per ripristinare una foresta, sarebbero necessari da 1.000 a 10.000 anni, non basta piantare un alberello qua e la per ricreare quelle condizioni speciali.

Come? Certo che dipende anche da te, sono scelte quotidiane come l’entropia a cui tutti contribuiamo.

Ora penso a chi preferisce “il caldo”, meno pollini, meno bestiacce in giro, meno insetti. So che non sanno di che parlano, ma saranno presto accontentati. Le aziende farmaceutiche sono li ad attenderci.

Foresta e albero: il perché li odiamo non si sa. Forse è lo stesso motivo per cui molti di noi si nutrono intensivamente di carne senza saperne la sua origine o senza limitarsi a ciò che realmente sarebbe una dieta sana.

Se non siamo tutti d’accordo oggi, lo saremo forse un giorno, quando non ci sarà più pesce, selvaggina, verdure, quando dovremo spostarci nell’entroterra preservato per poterci difendere dal sistema di difesa delle leggi fisiche.

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