Umanità, evoluzione, intelligenza e artificialità; Parte 3: perché progettiamo IA

Umanità, evoluzione, intelligenza e artificialità; Parte 3: perché progettiamo IA

Ampliamo i nostri orizzonti

Siamo circa 8 miliardi di persone su questo pianeta. Ciò è chiaro ed appurato, anche se per certo esiste chi non crede a questo censimento. Come è vero che la maggioranza di noi non ha minimamente idea di quale numero effettivamente sia, 8 miliardi di umani. Ma attenzione, siamo consapevoli di cosa significhi questo? Di certo pochi riescono a percepirne l’impatto, di cosa questo comporti. Vediamo un attimo di tradurre per tutti questa necessaria premessa.

Solitamente facciamo gli gnorri davanti a questo numero. So che siamo tutti abituati a sentir parlare di miliardi, ma non ci rendiamo veramente conto dell’esponenzialità.
Bene, ipotizziamo di voler dedicare un minuto a testa per far dire la propria alla TV a ciascun terrestre.
Ebbene, ci vorrebbero oltre 15 mila anni di trasmissione continua, giorno e notte. Ecco quanto sono 8 miliardi.
Un minuto per 8 miliardi fa 8 miliardi di minuti. Divisi per 60 minuti, 24 ore, 365 giorni = 15.220 anni. Nel frattempo sarebbero nati altri 95.000 bambini al giorno, quindi la trasmissione non sarebbe solo infinita, ma sempre in debito.

( 8.000.000.000 di minuti per persona / 60 minuti ) = 133.333.333,33 ore
( 133.333.333,33 ore / 24 ore di un giorno ) = 5.555.555,55 giorni
( 5.555.555,55 giorni / 365 giorni di un anno ) = 15.220,70 anni
In 15 mila anni, ai ritmi odierni, nascerebbero altri 200 miliardi e mezzo di umani…
Se TikTok raccogliesse i 60 secondi di ciascuno non gli basterebbero tutti i server del pianeta..

Le risorse per tutti

Consumiamo risorse per 8 miliardi, per carità, ci mancherebbe. Potremmo fare meglio, ma “ci accontentiamo di poco”, peccato che questo pianeta abbia “risorse infinite” per meno di 3 miliardi di umani con questi ritmi di consumo;

  • Aria [ossigeno] sempre più rarefatta.
  • Foreste che scompaiono in favore della desertificazione, del mobilio e del caminetto.
  • Campi coltivati con culture intensive a perdita d’occhio.
  • Giganteschi allevamenti per i 170 miliardi di animali da macello che servono ogni anno per sfamare gli 8 di cui sopra.
  • L’acqua dal prossimo secolo sarà una rarità.
  • Scordiamoci le automobili o i carburanti.
  • More to come.
Gli scopi attuali dell’AI

Nel primo istante ciò che serve, che si promette all’economia, è il miraggio di risolvere grandi problemi con piccoli costi. Questa è stata la rivoluzione informatica necessaria ad inviare comunicazioni (bollette, contratti, tasse, ecc.) a centinaia di milioni di individui nei rispettivi paesi. Con il tempo tale parco di porzioni informatiche è evoluto, a piccoli passi, generazione dopo generazione, fino a giungere a ciò che oggi tutti conosciamo.

Ed ecco che ad un certo punto sopraggiunge l’intelligenza artificiale, in grado di affrontare enormi quantità di informazioni [big-data] con una logica preordinata.

Per questo scopo abbiamo creato programmi. Componenti software che girano su un hardware [della ferramenta elettronica] in grado di affrontare miliardi di soluzioni al secondo.
Questi software li abbiamo continuamente migliorati e ottimizzati sino a renderli para-intelligenti, ossia in grado di accumulare esperienza e anche creare connessioni con il mondo esterno. Per prendere decisioni sulla base di sensori, archivi di esempi, dati in grande quantità, utili tutti ad un unico scopo: governare. Parti di codice ottimizzato che dialogano tra loro e si adattano meglio alle situazioni. L’evoluzione di questi codici è continua.

Li abbiamo creati a nostra immagine e somiglianza

Queste IA sono semplicemente un fabbisogno agli scopi della nostra natura. Per questo a nostra immagine e somiglianza.
Immaginiamo di utilizzare questi software per governare i voli di linea, il traffico dei treni, dei semafori per ottimizzare il traffico automobilistico e consumare molta meno energia, oltre a ridurre l’inquinamento, in tutti i tipi di trasporti. Progettare strade più sicure, ma anche mezzi più comodi, meno pericolosi e più performanti. Così anche per prevedere i consumi di grano, di barbabietole, di qualunque ortaggio e risorsa, in modo da ridurre al minimo gli sprechi e fornire comunque cibo per tutti.

Se 8 miliardi di persone devono mangiare quotidianamente almeno un pasto, non possiamo allo stesso tempo permetterci che qualche centinaio di migliaia di agricoltori nel mondo, fallisca ogni anno perché produce più del necessario. Questi calcoli sono pressoché infiniti da fare e un team preparato di umani ci metterebbe anni ad ottimizzare i processi, forse decenni o un secolo. Nel frattempo quanti agricoltori falliranno? Ne resteranno abbastanza per procedere con l’ottimizzazione? Quindi una AI in pochissimo tempo può calcolare con ottimistica previsione tutto il fabbisogno di un anno e pianificare alla perfezione cosa piantare. Non avremmo più grandi numeri di agricoltori con scorte di cibo a marcire e nessuno rimarrebbe a bocca asciutta.

Ora viene ancora meglio definita l’intelligenza artificiale, per i suoi scopi. L’utilizzo delle AI però non termina qui, il loro scopo è molto più grande.

Una casa in fiamme diverrà presto disabitata?

A questi ritmi però, aiutata anche dall’ottimizzazione delle AI, l’umanità conosce periodi floridi e produttivi. Sia evolutivamente parlando che nel senso proprio della parola prolifico. Il benessere porta altri umani, in numeri improponibili per l’insignificante pianetino blu, terza roccia dal Sole.

Altri umani in numero quantitativamente significante vorrebbe dire altre risorse, che il pianeta già oggi non ha.
La stessa AI può creare condizioni economiche e sociali in grado di contenere il problema. Non dico nulla a tale proposito, mi pare chiaro a questo punto a che mi sto riferendo.
In ogni caso prima o poi il numero raggiungerà quel punto critico per cui non sarà più igienico restare qui. La sovrappopolazione è una questione molto controversa e dibattuta da anni nelle sedi opportune.
A pena di carestie e altri enormi problemi che possono affliggere il pianeta, ci sono anche questioni etiche. Non possiamo lasciare ai nostri posteri dei deserti, tantomeno un’economia talmente stringente da limitare non solo i piaceri della vita ma anche esasperare i doveri, pena la maledizione delle generazioni a venire, la cui depressione e frustrazione arriverebbe alle stelle.

La colonizzazione: ecco quindi che alle stelle ci andiamo per cercare una nuova casa

Serve presto un altro luogo in cui vivere, è indubbio.

Andare sulla Luna, restare in orbita geostazionaria intorno al nostro pianeta, ci ha consentito di esplorare lo spazio e confermare tantissime teorie scientifiche. Ora viene il momento di mettere in pratica questa nostra esperienza. Iniziando dalla colonizzazione del pianeta più vicino a noi.
Elon Musk non è che stia tentando di colonizzare Marte per chissà quale vezzo, è un’organizzazione molto più ampia di ciò che possiamo pensare. Nel frattempo abbiamo scoperto migliaia di pianeti, alcuni abitabili e pochi molto simili alla terra.
Solo che per raggiungere il primo più vicino servirebbero alcune vite. Per raggiungere quello ideale ne servirebbero almeno 200 di vite (i famosi 15 mila anni del capitolo iniziale). Nel frattempo di questo passo sul pianeta avremmo finito tutto, ci saremmo mangiati anche l’ultima fogliolina e avremmo superato da un pezzo il limite dei 10,5 miliardi. Limite, oltre il quale non c’è più nulla di cui cibarsi, che dovremmo raggiungere nel 2050. Improponibile. Tutto questo spiega molte cose della nostra contemporaneità, ma apre un milione di domande.

Inoltre inviare famiglie nello spazio alla colonizzazione di altri mondi, pur avendo chissà che motori e scorte di carburanti, servirebbero vivande per i 200 anni, per tutti, senza scadenza. Ancora più improponibile.

Ecco che diventa assolutamente necessaria un’intelligenza artificiale senza i limiti temporali e di vivande da portarsi dietro. Ma non è solo questo chiaramente.

La colonizzazione richiede specialità impossibili per l’essere umano, ma molto difficili anche per delle macchine

Immaginiamo di percorrere rotte variabili, nell’ordine di centinaia di milioni e anche miliardi di chilometri. Rotte molto difficili e imprevedibili, dovute alla presenza di milioni di oggetti in movimento, alcuni di questi a noi ora invisibili.
Questo con navi fragili, di fronte a possibili getti di plasma e alle comunissime radiazioni stellari. Radiazioni che danneggiano persino i metalli più duri, che modificano persino l’acqua, polvere interstellare che viaggia a migliaia di km all’ora nel vuoto dello spazio e potrebbe bucare il sottile scafo. Qualunque cosa lassù vorrebbe ucciderti.
Non stiamo parlando di una base spaziale protetta dall’atmosfera e dal campo magnetico terrestre, ma proprio di entrare appieno nella navigazione interstellare. Una sfida di cui ancora non abbiamo neppure la consapevolezza. Mandare umani abbiamo già visto cosa richieda ed è chiaramente improponibile, se ci aggiungiamo queste eventualità anche tutte le nostre conoscenze sommate diventano del tutto inutili. Anche pensare di inviare macchine autonome non è una sfida così facile come possa sembrare.

Ecco quindi l’affiorare del pensiero di una “forma di vita” intelligente che assolva ai nostri scopi. Un figlio cibernetico da inviare nello spazio per cercare una nuova casa. Ma questo figlio non potrebbe essere solo. Servirebbe anche un altro figlio, un calcolatore di rotte specialista, questo senza attingere ai dati presenti sul pianeta.
Servirebbe uno specialista riparatore di sistemi. In grado di calcolare tutti i ricambi necessari o meglio, essere in grado di ricostruirli. Tutti, nessuno escluso, perché lassù nello spazio non sai mai cosa si potrebbe rompere.
Di certo non possiamo costruire anche una fonderia nello spazio, tantomeno su una nave, ma stiamo certi che servirà anche qualcosa del genere.
Ma soprattutto ogni cosa dovrà essere ridondata. Perché se il pezzo è unico, quando si guasterà (perché si guasterà), la nave sarà compromessa e questo non è ammissibile. In un luogo così pericoloso dove nulla sopravvive, a parte le rocce che si sgretolano l’una contro l’altra, ogni variabile e possibilità deve essere prevista e contemplata.

Le implicazioni necessarie ad assolvere questo compito gravoso, che si svolgerebbe in una missione nell’ordine di centinaia di anni di durata, mi costringerebbe a scrivere per ore di tutte le eventualità possibili. Passiamo oltre.

Quindi una volta ancora servirà lo sforzo di tutte le realtà di intelligenze presenti sul pianeta, per produrre motori efficienti, navi indistruttibili o il più possibile resistenti, sistemi ridondanti e auto-riparanti, materiali e attrezzature il più possibile duttili, trasformabili, sicuri e performanti.

Una sfida che richiederebbe un’intelligenza superiore, in grado di pensare a cose che non possiamo ancora immaginare.

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