Euro, Europa, moneta, economia: referendum e l’Italia

A proposito di referendum in Italia o in Europa per l’uscita o meno dall’Euro. Più in generale a proposito di referendum e petizione popolare europea.

Prendendo ad esempio il risultato del referendum italiano sull’acqua, come potrebbe essere il caso di tante altre petizioni internazionali raccolte per i motivi più disparati in Europa o nel resto del mondo. Oggi noi tutti aspettiamo che i tanti politicanti impegnatisi anche nell’ultima ora ( per scopi elettorali a questo punto ), si coprano il capo di cenere e si straccino le vesti, poi chiedano immediatamente alle multi-utility, di cui sono soci di maggioranza con il patto di sindacato ed i rappresentanti dei loro partiti, di recedere dalla privatizzazione dell’acqua e renderla immediatamente pubblica ad azionariato popolare. acqua-non-si-vende

Risvolti possibili del referendum sull’acqua pubblica da parte del governo

Visto il risultato palese del referendum, il presidente del consiglio potrebbe ordinare a tutte le segreterie di avviare alla pubblicizzazione gli acquedotti, come imporre nell’agenda del governo la realizzazione di un decreto basato sul volere dei cittadini espresso nel referendum.

Effetti del referendum sull’acqua in regione

Ma oltretutto, gli stessi governatori regionali potrebbero avviare delle società regionali partecipate ad azionariato popolare. Questo in modo da permettere la gestione di tutti i servizi di distribuzione delle acque, tutte le tratte e i bacini idrologici in modo totalmente pubblico. Invece delle gestioni attuali affidate a società partecipate pubblico/privato.
Salvini e Maroni potrebbero farlo domani in Lombardia imponendo di eseguire il volere dei cittadini espresso nell’ultimo referendum.
A tempo debito ( cessione dei diritti di usufrutto in essere previa cessazione dei termini ), si realizzerebbe dall’immediato il volere del paese, nei tempi necessari.

Ne hanno il potere perché volere è potere, non è così difficile, ma non lo fanno.
Sai il perché e se non lo sai è perché non vuoi saperlo.

La stessa fine del referendum, ossia del volere dei cittadini, l’ha fatta la raccolta firme per Parlamento pulito, 336.144 firme raccolte durante i V-Day e buttate nel bidone, spero della differenziata a questo punto.


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Lasciamo quindi perdere le disquisizioni di certi soggetti, che farebbero meglio a tacere invece di cercare di apparire sui media a tutti i costi. Lasciamo perdere anche il referendum sull’acqua e sul nucleare del 2011 e tutte le altre forme di trasparenzapartecipazione popolare e democrazia in “italandia”.

Concentriamoci invece sull’interessante formula europea di partecipazione democratica a disposizione dei cittadini dell’unione.

Chi è stato in altri paesi d’Europa, oppure ha seguito le tante richieste di adesione ricevuta via mail o social network, forse questo lo sa: potrei chiedere a centinaia di milioni di europei di pronunciarsi su temi di una certa importanza.
Fantastico!
Come? Facile.

L’interessantissima formula della Petizione internazionale europea

È molto facile e semplice da avviare ed è la più veloce, visto che le firme si possono raccogliere anche via Web.
Con la Petizione europea può essere trattato qualunque tipo di tema che sia di competenza del Parlamento Europeo. Anche argomenti sensibili e possibile fonte di enormi danni alle lobbies, ma chiaramente di assoluto interesse per la comunità ed i suoi residenti.
Per inciso. Queste petizioni hanno valore di orientamento per la comunità europea, non sono obblighi per il Parliament e non possono proporre leggi, ma possono permettere l’avvio di interrogazioni, indagini e richieste.
Inoltre, per un principio logico di trasparenza, qualunque cittadino europeo può fare una richiesta di accesso agli atti e ottenere dati dalle commissioni. Addirittura nella sua lingua e su tutte le questioni trattate dal parlamento europeo.

E perché scarti il referendum europeo? Visto che esiste la petizione, esisterà anche il referendum…

Il referendum non può fare nulla di ciò. Il referendum europeo è un miraggio, nel senso che proprio la formula non esiste.
Non c’è una Costituzione europea sottoscritta da tutti i paesi. Esiste solo una serie di trattati, quindi neppure un regolamento europeo.
Il referendum quindi è un dispositivo relativo ai paesi e non all’Europa che invece ha, come formula condivisa, solo la petizione.
Se adottassimo la formula della petizione potremmo veramente chiedere di tutto all’Europa, rispetto a ciò che concerne la normativa della comunità europea.
Mentre diversamente, il referendum nazionale sulla moneta, per quanto consultivo, ho il timore che farebbe una fine peggiore rispetto al referendum abrogativo, che almeno aveva una formula più decisa di soluzioni.

Con la Petizione europea potremo dire con orgoglio: ce lo chiede l’Europa, cioè noi!
Inoltre la questione della moneta Euro è un problema che tocca solo 17/18 dei paesi, rispetto ai 28 paesi che costituiscono l’unione europea. Quindi un numero minore di cittadini da intervistare.

In questo post che segue, approfondisco l’argomento della Petizione europea, come dell’economia e della moneta. Questo perché attualmente è l’unico strumento in grado di offrire ai cittadini diritto di parola. Purtroppo questa strada non remunera la politica come un referendum (circa 1 euro a firma riconosciuto dalla nostra repubblica al proponente), quindi nessuno ne parla.

2 pensieri su “Euro, Europa, moneta, economia: referendum e l’Italia

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