Consumismo

IBM: Memoria di 5 MegaByte in spedizione
IBM: Memoria di 5 MegaByte in spedizione

Consumismo: Una esemplificazione per comprendere dove siamo e dove ci porterà l’attuale consumo di risorse.

Oggi una chiavetta da 8 gigabyte ( oltre 1.000 volte quella nella foto ), costa 6 euro.
Ma devi spenderne parecchi di più in tempo, risorse, logistica e spostamenti, per andare al centro commerciale a comprarla, con tutto ciò che questo implica ( consumo del territorio, inquinamento, stress e salute ).
Oppure, puoi movimentare un 2/3 magazzini e circa 3/4 corrieri per fartela recapitare al costo di 2/3 euro ( altro consumo di territorio, mezzi e carburanti, ecc. ), ma qui si aggiunge tutta una serie di costi invisibili: i server accesi per contenere le pagine Web in cui tu eseguirai l’ordine, il costo di produzione del computer che ti è servito per fare l’ordine, la corrente elettrica e una marea indescrivibile di altri elementi di contorno. Quando poi esaurirà la sua vita, quella chiavetta finirà in un bidone dell’immondizia qualunque, aggiungendo un costo sociale di smaltimento ed incenerimento.
Non parliamo poi della produzione della chiavetta in origine: estrazione di petrolio, raffinamento, tonnellate di acqua e carburanti, centinaia di persone strappate a lavori socialmente più utili e invece occupate per produrre/promuovere/distribuire/trasportare/stoccare/vendere quella chiavetta e i suoi milioni di gemelle….
In pratica quella chiavetta costa in termini di indotto relativo esattamente i $ 50,000.00 che costava la memoria da 5 megabyte, ma i costi sono stati distribuiti nella comunità globale e spalmati su un territorio ampissimo; un po’ di inquinamento li è un po’ là; tanto territorio destinato a raffinerie, magazzini, parcheggi, ecc.; acqua petrolio e altre risorse per l’alluminio, il silicio, l’acciaio dei camion e delle fabbriche; il bitume delle strade che si consuma continuamente e va sostituito.
Un innumerevole serie di costanti suddivise che sono difficili da calcolare, perché ininfluenti nel prezzo finale, nel costo reale.
Spero di aver reso l’idea con questi esempi. La situazione è molto più vasta e complessa. Questa è una esemplificazione per entrare nell’ordine di idee.

Quella chiavetta potrebbe contenere i progetti per costruire un nuovo satellite utile a tutta l’umanità, oppure i film porno che il capufficio di un amico scambia con un suo collega, ciò non ha importanza, quello che si evince chiaro da quest’ordine di idee e che la nostra tecnologia e tutto il nostro sapere è fatto per portare altra tecnologia e altro sapere, ma solo a quelli che li sapranno sfruttare.
Ma mentre la memoria da cinque megabyte, nella foto, è stata oggi probabilmente smantellata e riciclata per produrre, magari quelle chiavette, magari l’automobile che state guidando, invece la chiavetta finirà senza dubbio in un inceneritore.

Quindi appare chiaro che tutto ciò fa parte di una enorme incognita, quello che invece è subito certo è che le risorse presenti sul nostro pianeta sono limitate, pertanto il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di crescere e evolverci prima di finire queste risorse.

Lottare per cercare di ridurre questo enorme impatto è praticamente impossibile. Spiegare l’entropia alle persone comuni è un’opera titanica. Siamo arrivati ad un livello tecnologico tale che il 99% della popolazione mondiale non è in grado di concepirne neppure una minima parte, pur essendone tutti complici impliciti.

Il problema più grande di tutto questo consumo di risorse per produrre cenere, è che con la cenere non si mangia, non si fertilizza, non si produce altra materia prima, ma solo anidride carbonica e altri micro elementi, nano particelle, che vanno a saturare l’ambiente e ad inquinarlo con sostanze non presenti in natura, ma altamente nocive alla vita presente nel pianeta. Ad esempio, la presenza di una maggiore quantità in atmosfera di anidride carbonica e altri composti, fa sì che aumentino l’erosione del terreno, delle rocce, come delle spiagge con lo scioglimento dei ghiacci a seguito dell’innalzamento delle temperature.

Ora, detto tutto questo, mette molta tristezza vedere che, nell’anno 2015, la quasi totalità delle nostre città non sono ancora dotate di bidoni per la raccolta differenziata. Che il sistema di raccolta porta a porta e di centri di smaltimento locali da cui generare nuova economia e nuovi posti di lavoro, non sono realtà neanche in fase di studio.
Ancora più tristezza, quando cerchi di parlare di questi temi con conoscenti, amici e parenti. Qui spesso trovi l’ostinazione più assoluta di quelli che ti rispondono: “ma tanto finisce tutto comunque nell’inceneritore”, “la raccolta differenziata non serve”, “chi se ne frega”….

Il nostro futuro è appeso a un filo, molto molto sottile.
Centinaia di studi scientifici recenti ci stanno raccontando un panorama desolante, non c’è più tempo, né per rimandare né per la pigrizia.

Ti prego, rispondi a questo appello, fai anche tu la tua parte, che seppur piccola è sempre meglio di niente.

Grazie dell’attenzione.
Un essere umano preoccupato.

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