siamo quel che mangiamo

Avviso: questo ipertesto non è per una lettura frettolosa. Gli argomenti trattati, qui contenuti, possono impegnarti per ore, i risultati cambiare il tuo modo di vedere le cose dall’interno e dall’esterno, la tua visione globale del mondo potrebbe diventare una necessità impellente di cambiamento. Quindi sconsiglio vivamente una lettura sommaria. Inoltre gli aspetti trattati sono di una crudezza inimmaginabile, assolutamente sconsigliata ai bambini e ai deboli di cuore, alle persone sensibili, alle donne in cinta e a chi ha problemi psichico-mentali anche di lieve entità. Non sto scherzando.
Perciò, cosa stai a fare ancora qui? Ci sarebbero tante cose belle da fare: una passeggiata, un po di TV, una partita a carte o una birra con gli amici, un buon libro, quella cosa che stavi rimandando da tempo immemorabile… tutto è meglio di questo.
Ebbene?
Stai ancora leggendo?
Non dire che non ti avevo avvisato.

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Siamo quel che mangiamo. Che significa questa frase? Puoi darti la tua risposta e fare tutte le valutazioni del caso, in ogni caso non ti ho mai visto e mai ti vedrò cacciare la tua mucca e il tuo maiale, quindi squartarli per procurarti cibo, neppure ti vedrò alzarti alle 5 per curare il campo da cui riceverai il tuo nutrimento. Non ti vedrò perciò arare il campo, piantarvi il seme, annaffiarlo e neppure raccogliere i prodotti della terra e del tuo lavoro. Nonostante tutto, tu ti nutri, è chiaro dunque che tutto questo qualcuno lo fa per te. Mangi carne, verdure, cereali, bevi acqua.
Posto questo insieme di valutazioni, che sono importanti per capire il resto che segue, una serie di semplici considerazioni utili a proseguire perché sfatano dei luoghi comuni che tendiamo a mitizzare, è chiaro che la tua specializzazione ( quella cosa in cui tu sei bravissimo/a e che ti consente di vivere ), abbia poi creato la necessità di una specializzazione altrui. Se tu non ti occupi del tuo cibo, qualcun altro lo deve fare per te.
Ora tu magari ti occupi di ristorazione, di assicurazioni o conteggi fiscali, oppure sei un artigiano, ma qualunque lavoro tu faccia presumo che tu lo faccia cercando soddisfazioni non solo finanziarie. Mi auguro che tu faccia quel che fai in cerca non solo di remunerazioni, ma anche di soddisfazione e riconoscimenti nell’aver fatto un buon lavoro, nella crescita continua e nella speranza di migliorarti continuamente.
Così non fosse, ti esorto nuovamente a lasciar perdere, ci sono tante altre cose belle da fare per te oltre che leggere queste sciocchezze. Perdonami quindi se fino a qui ti ho fatto perdere del tempo.

48 miliardi di animali ogni anno crescono mentre vengono reclusi al buio in una gabbia più o meno grande, per poi essere macellati con una crudeltà che non ha pari. Siamo quel che mangiamo. L’ambientalista vegano di turno, parzialmente cosciente di questi problemi, mi direbbe: “ma che aspettate a diventare vegetariani?”. Ecco, appunto, allora dovrei rispondergli: “perché pensi che alle colture intensive di verdure spetti sorte migliore? Ci sono centinaia di migliaia di ettari quadri a monocoltura… non ti pare sospetto e soprattutto innaturale? Poi fino a che Monsanto & co. tenteranno quelle barbarie genetiche, non mi fido di altro che dell’orto con seme antico”.
Insomma inutile aggirare la questione o evitare di affrontare il problema. Siamo sempre quel che mangiamo.

Carne, verdure, cereali…
Non è questione di essere vegetariani o meno, ma di sensibilità umana, il pianeta delle scimmie a volte mi sembra che sia qui, intorno a noi. Perché dico questo? Semplice, sono estremamente preoccupato dai fatti di tutti i giorni, che accadono, indignano l’opinione pubblica e poi vengono subissati di altre notizie, quindi dimenticati… e tutto torna come prima. Una violenza ai nostri stessi principi, l’autoconservazione spinta ai massimi livelli.
La pagina wiki su Monsanto non fa tempo ad essere modificata da qualche volenteroso per riportare notizie recenti, che uno dei 18.000 dipendenti dell’azienda si occupa di cancellare quanto scritto e così la paginetta appare sempre scarna e insensata. Questo è male.
Comunque io mangio carne.
Inutile che dico “anche se con moderazione e consapevolezza”, tanto ognuno di noi ha una scusa e sono tutte buone.
Cosa significa consapevolezza? Un conto è nutrirsi e ignorare totalmente cosa mangi, un conto è sapere da dove proviene il cibo che usi per vivere e crescere, ma soprattutto di cosa è fatto e come viene prodotto;

  • Sappiamo la differenza tra carne e muscoli?
  • Abbiamo idea di cosa si crea nei tessuti quando un animale soffre prima di essere macellato?
  • Siamo a conoscenza di quali trattamenti vengano fatti negli allevamenti e nelle colture intensive?
  • Abbiamo chiaro in mente cosa significhi rispetto della vita?
  • Conosciamo tutti i processi di produzione che portano i prodotti sulla nostra tavola, ma soprattutto dentro il nostro corpo?
  • Sappiamo quali siano i mattoni che costruiranno il nostro corpo e comporranno la nostra mente, quindi da dove provengano?

Ecco quindi spiegato il titolo, che tendo a ricordarlo perché importante: siamo quel che mangiamo.
Me non sa tutto per certo, ma queste domande me le sono sempre fatte e vi ho sempre dedicato un’attenzione particolare. Per questo certi fatti mi colpiscono e rimangono alla mente per anni. Dopodiché con alcune ricerche vado a soddisfare la mia curiosità su questi fatti, ogni volta scoprendo cose nuove e allucinanti che lascio al tuo giudizio con quel che seguirà. Oggi ho voluto raccogliere qui questi fatti, affinché chi si trovi nella mia condizione possa eventualmente recuperare informazioni per il suo spunto di riflessione.

Nutrirci con carne, pesce o verdure e cereali è un bisogno essenziale, ma da qui a produrre questo cibo senza etica ne morale, significherebbe immettere nel nostro corpo alimenti che hanno sofferto pene e trattamenti al limite della natura, con tutto quello che ciò può comportare. Di quel che scritto appena adesso si può trovare conferma ripensando ai problemi incontrati negli anni con diverse tipologie di cibo, probabilmente ora ricorderai qualcosa, questo può quindi indurre a delle riflessioni piuttosto profonde che spero chi ci tutela ed amministra, chi viene profumatamente pagato per fare ciò, si ponga periodicamente.

Sottomettere una specie con trattamenti al limite della natura è una barbarie e, finché non ci sarà una informazione corretta su questo importantissimo punto della nostra vita, conviene nutrirsi con moderazione e cura di se. L’alimentazione umana oggi è un business, da cui trarre il massimo profitto senza curarsi di quel che può succedere intorno a noi.
Tutti i processi della catena di produzione alimentare industriale, nonostante i controlli occasionali e gli innumerevoli protocolli di qualità, sono con il tempo abbandonati a se stessi, senza verifiche e analisi. Nota bene che «abbandonati a se stessi» significa abbandonati alla cura e alla responsabilità delle aziende, quelle stesse aziende che hanno come obiettivo principale stabilito per legge il profitto. Un consiglio di amministrazione e una schiera di dipendenti è quindi delegato alla responsabilità civile e penale di produrre alimenti contro una responsabilità finanziaria e fiscale di produrre elevati redditi. Qualcosa stona… le senti le unghie che stridono?

Per non parlare dell’importazione di verdure dall’Africa o di cereali dal Nord America, dove le colture intensive hanno prodotto ambienti sterili in cui non vive un solo batterio, fungo o insetto che sarebbe logico aspettarsi nella natura per centinaia di km quadrati, enormi distese di coltivazioni dove l’unica specie è quella che verrà raccolta, posti in cui gli esseri umani per sopravvivere devono per forza andarci muniti di bombole di ossigeno e opportune schermature dall’ambiente esterno. Brrr. Mais, grano, frumento, farro, orzo, transgenici in ambiente sterile, nonostante siano all’aria aperta. Brr.

Tutto ciò introduce gli argomenti che vado ad illustrare, che altrimenti sarebbero risultati solamente una sterile denuncia senza capo ne coda.

Dalle cozze «tossiche» allevate a Trieste a quelle infettate dal virus dell’epatite o dal vibrione del colera, dalle alici con il parassita (l’anisakis) alle mozzarelle blu, dal maiale alla diossina ai cibi scaduti e «rinfrescati» cambiando le etichette, dalle cotolette alla salmonella alla carne vecchia «ringiovanita» con i coloranti, dal vino adulterato con additivi chimici all’olio di oliva fatto senza olive, dalle farine alimentari con il prione (vedi Mucca pazza) al mascarpone botulinato, dagli ortaggi con il piombo alle salse rese più rosse da sostanze cancerogene, dalle acque minerali ricche in cloroformio e cianuro al pane o alla mortadella agli escrementi, dal latte contenente inchiostri alle macchinette da caffè contenti 3 diversi tipi di cancerogeni… L’elenco è chilometrico, ed è solo una serie di piccolissimi esempi tra quelli che sono stati denunciati e poi portati all’attenzione dell’opinione pubblica. Sono di una realtà italiana, europea, come mondiale. Immagino che questa sia la punta di un iceberg, ma nessuno può sapere se questo iceberg abbia una fine. Io sospetto più il contrario.

Il latte e gli imballaggi
Ricordiamo il latte per i neonati inquinato dagli inchiostri di stampa del tetrapack ( che scoprì alcuni anni fa un padre volenteroso con una sua personale ricerca e non gli enti che dovrebbero tutelare la nostra salute ), ebbene come è andata a finire?
– http://www.tatavasco.it/new/index.php?azione=vedi%20articolo&ID_articolo=117
– http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_01/condanna_tetrapack_nestle_1ca71c5c-0660-11de-bafb-00144f02aabc.shtml
– http://www.ditascanostra.it/2009/latte-in-polvere-il-rischio-si-chiama-sakazakii
Preoccupiamoci.
Oltretutto il tetrapak è l’imballaggio assolutamente meno riciclabile che esista, essendo composto di 8 strati indivisibili, partendo dal suo interno: plastica, colla, alluminio, colla, carta, colla, plastica, inchiostro. Quindi, data la sua costituzione, questo imballaggio, compresi quei veleni che vengono usati per la stampa e per l’incollaggio, che sono sempre a rischio di inquinamento del prodotto al suo interno, verrà per forza di cose bruciato nel termovalorizzatore ( inceneritore, che produrrà diossina e altre tossine pericolosissime, come i furani ), perciò tutto sarà immesso nell’ambiente trasformato e riciclato nel peggiore dei modi, un po’ respirato da noi e dai nostri stessi animali, un po’ depositato nell’ambiente per futuri usi.
Recenti studi, a cui vi potete accedere con una breve ricerca su Google, stimano che un bambino alla nascita abbia nel suo corpo una quantità tale di diossina e altri composti, come ad esempio il piombo, in quantità tali che per smaltirli gli sarebbe necessario vivere per 147 anni, in media.
Ora, fossi io a dirlo, potresti credere che sono fandonie, oppure se tu non lo sapessi potresti ignorare la cosa, ma ore te l’ho detto e dimostrato, quindi sei fregato/a. Ora hai una responsabilità, poi ti dico. Te l’avevo detto di non leggere.

l’antifungino per la Coca Cola
Un giorno sui giornali mi capita di leggere che alcune persone si erano intossicate bevendo della coca cola. Dalla fabbrica erano uscite accidentalmente alcune lattine prima del lavaggio. Le lattine vengono trattate con un prodotto antifungino che evita il formarsi di muffe e batteri durante lo stoccaggio e il trasporto, permettendo così di mantenere il “contenitore sano” fino al consumatore, in questo caso il prodotto antifungino era ancora presente in dosi massiccie, questo perché le lattine non erano state lavate. L’azienda starà attenta mille volte ora, ma mi chiedo, c’era proprio bisogno di quella capsula che si stappa non si toglie più dalla lattine e che va a finire nelle bibita? Col cappio che prendo più la lattina.

la pianta delle uova
Alla fine degli anni ’90 leggevo per la prima volta la gallina ovaiola, questo racconto di Andrea Biello oggi rinominato in la pianta delle uova, iniziava così il mio percorso di riflessione sui risvolti dell’alimentazione umana. Mi rendo conto di non aver fatto granché per sfavorire gli allevamenti intensivi, se si esclude il comprare sempre e solo uova che riportino la voce allevamenti a terra, perché oggi scopro che la dicitura uova prodotte con allevamento a terra non significa nulla di più che enormi stanze buie e umide, con merda ovunque, migliaia di galline schiacciate insieme, tonnellate di antibiotici e tritacarne per animali vivi, di cui la mia Romagna è piena.
Questi allevamenti non sono altro che il necessario nutrimento per milioni di persone, ma ci sono diversi modi per farlo e questo è sicuramente quello sbagliato.
L’intensivo, che siano galline, maiali, vacche da latte o mucche per il macello, insalata e altre verdure, preclude questo tipo di approccio: produrre, a qualunque costo, necessariamente il più basso possibile. Un concetto difficile da concepire, visto che stiamo parlando di cibo per tutti, ecco perché allego questo video, piuttosto esplicativo.

Hamburger di pollo, presto fatto

Edit: maggio 2012 – Hanno rimosso il video di youtube http://www.youtube.com/watch?v=AEGac2cfYCU evidentemente qualcuno vorrebbe tenersi i diritti di questa roba. Lo sostituisco con quello qui sotto.

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Tremendo! Fa schifo lo so, ma ripeto, è quello che mangiamo e nessuno si può dichiarare fuori.
Allora questo video qui?

Pensieri e valutazioni da ricordi estemporanei
– una porzione di autostrada di 20 KM inquina l’aria quanto una città intera di 100.000 abitanti, questo l’ho scoperto guardando su youtube alcuni video dell’assessorato all’ambiente di Parma e guardando il sito di Arpa ER, ma allora mi dico, quindi tutte le cultura di verdura e gli allevamenti che si trovano nei pressi di una strada o di una autostrada che livello qualitativo hanno? Chi le controlla e le certifica? Finiscono sulla nostra tavola come Km0 vero?
Mi è capitato di viaggiare sulla statale 16 all’altezza di Cervia, di voltarmi distrattamente e vedere un cartello con su scritto “Area Biologica”, non so, non credo che vi venissero coltivate piante per l’alimentazione umana, ma ancora mi chiedo il senso di “Biologica” di fianco ad una strada trafficatissima come quella.

Colorante Caramello E130
Mio figlio chiede una bibita, bene, poi inizia a giocare con un bambino che era li e mi abbandona da solo. Amore di babbo. Vabbe’. Leggo gli ingredienti della bevanda, mhm, mhhh, mh, be’ sì lo sapevo, ok, va bene, mhm perché questo è una sigla? Aspetta un po, Google… cerca… “E150d”, vrom! Ecco. E150a Caramello (colorante)[1], E150b Caramello solfito caustico (colorante) [OGM?], E150c Caramello ammonio (colorante) [OGM?], E150d Caramello ammonio solfito (colorante) [OGM?]… Mhm leggo leggo… « La normativa fa presente che con il termine “caramello” non s’intende il prodotto ottenuto scaldando lo zucchero, utilizzato per aromatizzare i dolci, bensì “sostanze di colore bruno”, non meglio specificate, destinate alla colorazione. » Ma come, cazzo!! Fanno il caramello per le bibite dei bambini bruciando chissà cosa con l’ammonio solfito invece di cuocere lo zucchero come si fa normalmente con olio e al massimo dell’acqua? Loro avvelenare, noi avvelenarsi, tutti insieme appassionatamente si avvelenano. Ti avveleni veramente a bere questa roba. Non c’è più il rispetto per le cose sane e se non stai attento ti giochi la salute sin da piccolo.

Macchina del caffè Vi evito tutto il corredo di lettere, documenti, foto, limitandomi al racconto. Se volete i dati, chiedete.
Era il 17 agosto 2005, mannaggia la peppaccia, mi si rompe l’amatissima macchina da caffè ‘Ariete Centro Caffè’ con macinino incorporato comprata nel lontanissimo 1992. Era costata 700 mila lire allora, ma quando mi dicono che per ripararla ci volevano 200 euro… be’ che avreste fatto voi?
Così viene il momento di entrare al megastore, scegliere quella nuova, Ariete Cafè Florence, comprarla e portarla a casa.
La puzza di plastica appena aperta è normale, ma, ancora una settimana dopo, no. Soprattutto se per precauzione negli ultimi giorni avevi staccato il cavo dalla presa, insospettito di quel cattivo odore.
Poi quella storia che, al terzo giro di tazze di acqua da mezzo litro, ancora uscisse acqua azzurrina e che venisse più caffè da un getto e meno dall’altro e che il caffè sapesse di plastica, insomma mi aveva veramente scocciato. Così decido di portare l’attrezzo al centro assistenza. Il quale me lo restituisce una settimana dopo dicendo che: “per la puzza non si può fare niente, ma per la storia del caffè abbiamo risolto, ora viene uguale da entrambe le parti“.
Insoddisfatto, torno a casa, la sballo, puzza, la accendo, puzza, caffè più in una tazza e meno nell’altra, puzza. BASTA!!
La porto in un altro centro assistenza.
Li mi rassicurano. Mi dicono che è una cosa incredibile. le solite robe cinesi. Questo l’Ariete non doveva farlo. Ecc., ecc.. Intanto erano passate due settimane tra i test nei loro laboratori e la spedizione alla casa madre con relativo ritorno. Perciò me la restituiscono consigliandomi di rispedirgliela e chiedendo il rimborso dell’acquisto, visto che i problemi li avevo segnalati subito all’altro centro assistenza.
Perciò appena arrivato a casa la imballo ben bene nel loro packaging, ne aggiungo un’altro per sicurezza, scrivo la letterina e il giorno dopo parte con destinazione “casa”. Per inciso non gliela spedisco indietro chiedendo di sostituirla, gli chiedo proprio di riavere i soldi indietro e di tenersi quell’obbrobrio.
Passa un’altra settimana e mi vedo recapitare il corriere con un pacchettino non poco curioso. Mi dico, ma come, gli chiedo i soldi e mi mandano un pacco così grosso? Poi a giudicare dalle dimensioni è proprio uguale a… cazzo!! No!! Mi hanno mandato un’altra macchina uguale!!!
Nooo. Ricomincio. Leggo la lettera annessa, mi dicono che loro non hanno riscontrato i problemi da me segnalati, che però per sicurezza mi sostituiscono la macchina….
La sballo. Puzza. La attacco alla presa. Puzza. La accendo. Puzza. Preparo 15 tazze di acqua, che intanto dall’azzurro acceso prendono di celestino rosa pallido. Puzza. La spengo. Puzza. Il giorno dopo faccio 2 caffè. Intanto la cucina era diventata una succursale di una fabbrica cinese di plastiche industriali, tale era forte l’odore. I caffè, uno più alto uno più basso, come a confermare il difetto della sorella, mi pongono una questione morale. Io devo fare qualcosa.
Per inciso, la macchina mi era costata 59 euro, il macinacaffè annesso della Girmi, della Moulinex o della Gaggia, non ricordo, 49,90, avrei potuto gettare tranquillamente il prodotto meraviglioso nel pattume e comprare un’altra macchina molto meno puzzolente, quindi ricominciare tranquillamente la mia vita. Ma siccome dall’acquisto tra una roba e l’altra sono passati 6 mesi e sono stanco di essere preso per il culo, penso anche a tutte le macchine che sono in vendita o nelle case della gente e mi convinco sempre di più che la storia non mi va giù.
Quindi no. Tra il testardo e il cittadino responsabile, mi sono preso sottobraccio il coso, ehm il mostro, mhm, la macchina del caffè, sono andato al più vicino laboratorio analisi, sì, quelli dove ti fanno il prelievo di sangue o delle urine e ti danno l’esito delle analisi e gli chiedo di analizzare la macchina.
Per via della richiesta inusuale mi chiedono un paio di giorni per valutare. Aspetto, non ho fretta. Mi chiamano e preventivano 150 euro di analisi, acconsento e mi dicono di tornare dopo 2 giorni….
Mentre penso che sono un cazzone, perché se avevo riparato la mia vecchia Ariete Centro caffè di 13 anni fa, con presa italiana e non la tedesca come questa, oltre ad aver speso solo 200 euro, avrei dovuto subire molte meno incazzature e perdite di tempo.
Così con questo meraviglioso pensiero in mente vado in garage, smonto da cima a piedi la vecchia Centro Caffè, trovo il guasto e in meno di un’ora ho una meravigliosa macchina del caffè con caldaia in ottone perfettamente funzionante, con macinino incorporato. Alla faccia di tutti i cinesini della fabbrica. Il macinino da 49,99 sarà un regalo bellissimo per qualcuno, visto che l’ho usato pochissimo…
2 giorni dopo…
Mi presento al laboratorio analisi. Mi fanno accomodare di sopra in un posto dove non ero mai stato. Mi accoglie un dottorino che mi porta in una stanza dove non avrei mai pensato di entrare. Alambicchi e macchinari per le analisi in ogni angolo. Una dottoressa mi viene incontro, mi fa sedere vicino al mostr… emh, alla macchina del caffè e mi spiega: “dunque, inizio dicendole che se fossi in lei non berrei mai caffè da questa cosa” – ahhhhh – penso io – anche a te ti sta sul cazzo allora eh? – lei intanto continua “a parte l’odore che è evidente, come ci segnalava nella sua lettera, ma dalle analisi che abbiamo effettuato, rileviamo già nel serbatoio questo componente” – giuro ha detto il nome ma non saprei ripeterlo tributilesterefosfato… non saprei ora cerco il documento e lo allego, ecco: è qui di fianco.
Basta, non vado oltre. Sono stati rilevati 2 componenti alquanto pericolosi, uno vietato a livello mondiale perché cancerogeno uno a livello europeo e vietato l’uso alle donne in cinta, pena l’aborto. Vi evito tutta quella trafila Carabinieri, AUSL, Sindaco, di nuovo Carabinieri, NAS. Che tanto alla fine non è servita a niente e tutta l’Italia è piena di queste macchinette da caffè con la presa tedesca e le certificazioni tedesco TUV/europee CE.
Fidatevi delle vostre sensazioni, ma denunciate qualunque irregolarità. Metteteci del vostro quando trovate qualcosa di strano.

Videoteca
In questa sezione, per i più masochisti, ho raccolto alcuni video interessanti che spiegano tutto il processo di produzione del cibo.

L’alternativa quale potrebbe essere? Allevare polli, maiali, mucche, tutte le altre specie di cui ci nutriamo, allo stato brado? Con il rischio di portare sulla tavola chissà quali malattie per i “tutelatissimi” consumatori? In realtà questo è il modo più sicuro per nutrirci oppure una grande illusione? Possibile che migliaia di amministratori si siano sbagliati? Possibile che la scienza e la veterinaria abbiano fallito proprio qui nel loro scopo? Lo so, lo so, questi sono interrogativi che nascono a chi possiede coscienza, quindi già te ne rendo merito, ma fai attenzione perché rischi di cadere nel tranello in cui sono già caduti tanti altri prima di te…

48 miliardi di animali, ogni anno crescono mentre vengono reclusi al buio e in una gabbia per poi essere macellati con una crudeltà che non ha pari, un numero ancora più grande di piante, magari di provenienza transgenica oppure che viene irrorato dei composti chimici più pericolosi che l’uomo possa aver mai creato, dagli effetti spaventosi… siamo quel che mangiamo.

Non parliamo assolutamente dell’acqua, che, con la totale adesione al referendum dei cittadini aventi diritto al voto ( 97% ), dovremmo oggi avere una serie di norme a tutela del nostro bene più caro e invece ci ritroviamo un’acqua sempre più in mano a privati e società senza scrupoli che tiranneggiano e spartiscono gli introiti come se l’acqua fossero loro a produrla. Quindi tralasciamo queste aziende e partecipate elettesi a dio de noiartri, relativi comuni e consigli regionali dimostratisi senza potere alcuno, uno stato inesistente sotto tutti i punti di vista, perché ne avremmo per un intero articolo.
Mentre adulterare cibi diventa un NON REATO e Monsanto triplica il suo fatturato ad ogni trimestre, noi ignoriamo tutto ciò e continuiamo a vivere inconsapevolmente una vita a sostegno di queste grandi società e governi che fanno un interesse della massa pari a quello di galline in un allevamento. Sarebbe ora di darsi una svegliatina, se non altro quando leggiamo le etichette cerchiamo di capire che cosa stiamo mangiando.

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2014.07.25

Siete sporchi se vi serve l’avvallo dell’opinione pubblica
Negli anni ho imparato a non fidarmi delle immagini, perché è facile manipolarle, perché l'11 settembre 2001, perché Saddam e le armi chimiche di distruzione di massa, perché Guantanamo e le sevizie ai carcerati, perché Hiroshima e Nagasaki, perché ci raccontavano che l'olocausto non esisteva e ancora per molti non è mai stato vero, perché ci sono altri 500 motivi come questi, tipo il Boeing che sorvolava l'Ucraina e che incredibilmente ancora non è chiaro come sia caduto, così ancora immagini strazianti di guerra in Africa: Siria, Israele e Palestina dove i più coinvolti sono i bambini ed i civili. Mi chiedo perché devono mostrarci queste foto e quell'indignazione. ...leggi ancora...

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