rassegnazione

questa è la nostra vita di combattenti: ogni giorno sul fronte dell’economia globale, a lottare con il nostro nemico. In realtà egli altro non è che un umano con uguali diritti e tutti i suoi limiti. La pensa esattamente come noi, seppure in apparenza concettualmente e profondamente diverso. Provvediamo ad ingoiare cibo che seppur fatto con tutta la cura possibile ha ugualmente provenienze dubbie, per via dell’elevato numero di anelli nella nostra catena alimentare. L’aria che respiriamo è fortemente cancerogena, così lo stile di vita ci porta a sfruttare sempre più precocemente i servizi medico/ospedalieri già pronti ad accogliere tutti i nostri incassi di fine vita. Eppure, la maggioranza delle persone si trincera dietro un’informazione che dice: “va tutto bene”.

L’essere umano ha bisogno di poco: qualcuno che gli dica che lo ama e qualcuno che dica “va tutto bene”.

La rassegnazione è la disposizione, considerata virtuosa, di chi si adegua consapevolmente a uno stato di dolore o di sventura. Così ognuno di noi si sente in diritto di lasciare le cose come stanno, al massimo lamentandosi con la famiglia, con gli amici, al bar, con i colleghi.
Questa è una totale abdicazione allo status di essere vivente, seppure apparentemente siamo operosi e totalmente impegnati ogni giorno. Infatti rassegnarsi significa anche rinunciare ad un mandato o ad un incarico, ossia al nostro ruolo di contributori in questa vita.
Dato che “rassegnare le dimissioni” non è contemplato nella nostra società, diventeremo comunque contributori, volenti o nolenti. Diventiamo quindi parte della catena di rassegnati, a tirare avanti il carro, indolenti e ciondolanti.

rassegnazione:
http://it.wikiquote.org/wiki/Rassegnazione

La cognizione, la coscienza, l’aver piena coscienza di qualcosa, l’esserne perfettamente al corrente, è quel qualcosa che al contrario della rassegnazione ci aiuta a reagire (mindfulness o awareness in inglese).

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