I sogni di Happy Days

2

Il resto del Carlino di oggi…

Quando dico che questa è la società stile “Happy Days” in molti sorridono e annuiscono, qualcuno mi guarda con aria interrogativa non capendo lì per lì. Poi affermo che forse invece siamo nella società de “la Casa nella prateria” e per quasi tutti è molto più chiaro.

Una società idilliaca, dai concetti intoccabili. Siamo cresciuti a pane e Mazinga, nel senso della sequela di cartoni che vanno da Lady Oscar a dolce Remí, Heidi, Candy Candy, fino ai giorni nostri dove la storia si è ripetuta uguale come i fogli del rotolo di carta igienica. I nostri figli infatti hanno i loro eroi alla TV e noi allo stesso modo abbiamo le nostre serie televisive. Punto, la vita sembra ridurci a questo: seguire le avventure di altri, se si esclude qualche viaggio, qualche escursione, una cena diversa dalle altre, uno svago ogni tanto.

Triste.

Cresce la tecnologia, ci porta a continue innovazioni, ma il nostro stile di vita non cambia di generazione in generazione. Questo è vero per la stragrande maggioranza di ciascuno di noi.
C’è sempre il carro a cavalli, anche se oggi è un SUV o una cinquecento. C’è sempre la casetta, la cittadina, la scuola, il lavoro. Anche l’aperitivo è un rituale noioso che va continuamente rinnovato, eppure resta fondamentalmente sempre uguale da centinaia d’anni.
Amici intorno ad una tazza da te, dialoghi, risate, allegria… scintille…

Le aspirazioni sono le stesse, i sogni comuni.
Questo perché i nostri sogni e desideri non li abbiamo scelti noi, sono in realtà indotti.
Chiunque aspira a vincere al lotto, a viaggiare nel tempo, ecc. Ma poi scendendo più in basso, a livello istintivo, viene l’accettazione nel branco. Quindi tanti bei vestiti, una bella casa, una bella macchina, tanti amici belli e simpatici. Avventure a non finire. Parrebbe.

Purtroppo per fare questo molti sono disposti a violare le regole, ossia valicare quella linea della libertà che ci porta a travalicare quella altrui.
Sono tanti gli approfittatori nella nostra società che pur di apparire rinunciano ad essere. Quindi alcuni arrivano persino a lucrare e speculare sul lavoro altrui, pur di concedersi quei lusso e quelle avventure da sogno che ci hanno trapanato nel cranio con decenni di cultura di massa.
Non volevo farne un trattato socio-filosofico, chi vuol capire ha capito già sino a qui.

Chi siamo noi in realtà lo sappiamo?
Cosa vogliamo veramente lo abbiamo capito?
Ci stiamo adoperando per essere ciò che vogliamo veramente, oppure viviamo la vita che ci è stata instillata goccia a goccia?

Io ad esempio so chi voglio essere, ma riesco a percepire anche chi è intorno a me ogni tanto. Così vedo e sento spesso in giro anche i sogni altrui, quasi mai soddisfatti, a meno di non cercarli fuori dalle grandi comunità.
Per quel che riguarda me, non sono riuscito totalmente ad essere ciò che volevo, mi piange il cuore. Purtroppo questa società ci vuole conformi, in lotta psicologica tra noi, ma conformati. L’ispirazione a sogni che non siano quelli disponibili nell’attuale mainstream non sono contemplati, anzi, fortemente osteggiati.

Perciò sento di vivere parzialmente una vita che non vorrei, obbligato dalle necessità di un mondo in agonia. Ma so che intorno a me sono tanti ad avere questa sensazione, chi verso i propri sogni e molti verso quelli indotti.

Perciò, lasciando da parte Happy Days e tutto il mondo che gravita intorno a questi voleri di massa, mi piacerebbe sapere se i miei amici sono riusciti nell’intento, se sono felici della vita che fanno.

Io in parte. Volevo essere creatore di innovazioni. Inventore. Sin da bambino. L’ho fatto, ma non mi basta e non riesco a fermarmi.
E voi?

Rispondi