Fantascienza: futura o presente

Questo scritto è dedicato a chi non ama la fantascienza, a chi la rispetta e anche a chi la venera.
In ogni caso una visione di speranza del domani, vista nel contemporaneo.

Iniziamo con un esempio di fantascienza che diventa realtà

Replicatore di Star Trek: è un concetto di tecnologia straordinaria che ha affascinato gli studiosi per decenni. L’idea del replicatore è quella di una macchina in grado di produrre quasi istantaneamente qualsiasi oggetto, cibo e medicine, su richiesta. Il suo funzionamento, come descritto nella serie di fantascienza, consta in una edilizia di immensa vastità a livello molecolare per sintetizzare materiali.
Facile immaginare che questo cambierebbe rapidamente il mondo.
Tale dispositivo potrebbe ridurre drasticamente o addirittura eliminare il costo di molti prodotti. La fame e la povertà immediatamente abbattuti in tutto il mondo. La maggior parte di tempo ed energie potrebbero essere utilizzate per attività di educazione, esplorazione e per ulteriore progresso della società. Come? Fantascienza? Andiamo avanti.

Da un punto di vista scientifico, gli aspetti del replicatore sono teoricamente incerti. I ricercatori hanno fatto lenti progressi lavorando in questo settore. Purtroppo un vero passo avanti sulla scala di un futuro ipotetico replicatore di Star Trek sembra ancora lontano secoli. Il giorno in cui si preparerà la cena o si produrrà un’attrezzatura complessa con un comando vocale potrebbe essere ancora più fantascienza del nostro lontano 24° secolo.

La replicazione istantanea è già una realtà?

Anche se la visione completa del replicatore rimane al di là delle nostre capacità, forse qualche versione di questa tecnologia è oggi possibile. Dopo tutto il vero fascino della macchina in sé non è nella sua capacità di sintetizzare molecole. Il valore della macchina è nelle istantanee, ossia oggetti personalizzati su ordinazione. Si tratta di una realtà su cui molti stanno lavorando, adottando e scoprendo ogni giorno nuove tecnologie. Scoperte che in futuro potrebbero portarci molto più vicino a rendere vero il mito.

Produzione di componenti additivi o stampa 3D

Un processo chiamato produzione di additivi, o il suo soprannome più popolare, stampa 3D, ha catturato l’immaginazione del settore hi-tech. Queste macchine lavorano molto similmente alla stampante a due dimensioni che già abbiamo sulla nostra scrivania. Invece di stampare solamente uno strato di inchiostro, una stampante 3D estrude molti strati di plastica fusa per formare un oggetto fisico multidimensionale. Si può immaginare questa macchina in modo simile ad una pistola per colla a caldo, dove la colla stick riscaldata è estrusa da un ugello. Questa non è fantascienza.
Nel caso di una stampante 3D, sia l’ugello che il materiale sul piano sono controllati da meccanica e programmi per elaboratori. Questi, insieme a descrizioni di oggetti in progetti digitali, ordinano alla macchina come formare una figura complessa sui 3 assi larghezza, lunghezza e profondità.
Il funzionamento è abbastanza semplice, paragonabile a ciò che si potrebbe fare in futuro con le molecole. Successivi strati di plastica fusa su più livelli. Il parziale raffreddamento del livello precedente fa si che il successivo sia sostenuto e allo stesso tempo concatenato al precedente.

Alcuni hanno paragonato le stampanti 3D a moderni replicatori, ed è facile capire il perché, guardarle in azione è un’esperienza meravigliosa

Conosciamo a malapena i processi degli oggetti che devono essere realizzati su una complessa linea di produzione. Oggi alcuni di questi sono fabbricati in pochi minuti da una macchina non più grande di un forno a microonde. Anche oggetti complessi con parti in movimento possono essere oggi progettati e realizzati uno ad uno, con pochissima conoscenza tecnica da parte dell’autore.

Il confronto tra la stampa 3D e il replicatore di Star Trek non si esaurisce alla plastica. Altri materiali come legno, metalli, fibre e persino alcuni alimenti, sono ora -in questo istante- in fase di estrusione in tutto il mondo. Ciò ha portato all’eccitata speculazione che presto potremmo vedere l’inizio di una nuova era di produzione in tutto il mondo. La piccola produzione sarà possibile a costi molto bassi. Potremo anche “stampare” biotecnologie e organi umani un giorno.
Possiamo già vedere scorci di questa fantascienza in ogni angolo del pianeta. L’accesso a queste macchine non è futuro, già oggi è sempre più presente anche nelle comunità locali, in “spazi maker” anche pubblici come nelle biblioteche. Alcuni modelli sono ora disponibili con un prezzo alla portata di hobbisti e utenti domestici.

Oggi un replicatore, ops, pardon, una stampante 3D, ci consente di realizzare un ricambio della lavatrice, un gadget o una scultura. Non è ancora possibile costruire una valvola cardiaca, questa si fantascienza, ma manca veramente poco.
Il supporto per un orecchio umano, il ricambio di un arto, legamenti, pelle, li hanno già realizzati, o meglio stampati.
In Italia, oggi, siamo leader nel mondo dell’industria realizzando componenti di ricambio più leggeri e performanti con leghe alloceramiche. Creiamo ricambi ottimizzati e robusti per l’aeronautica e lo spazio [ad esempio] con la stampa 3D. Tantissime sono le aziende che stanno cercando di adattare all’industria e alla medicina questo concetto di istantanea del componente.

Con questo esempio siamo giunti alla fine della premessa
La fantascienza può essere rappresentata dal Replicatore di Star Trek
Il concetto di  fantascienza non si applica più alla stampante 3d, ormai è scienza, anzi, consumo e sicuramente industria

Affiancare il classico replicatore di Star Trek ad una delle prime stampanti 3D, come visibili qui di fianco, poteva apparire quantomeno azzardato prima della premessa appena esposta.

Infatti il succo di questo articolo è presto riassunto a seguire;

  • il primo comunicatore, se mi è consentito intenderlo come il cellulare;
  • i phaser, come le pistole a scarica elettrica, oggi usate dalla pubblica sicurezza;
  • il tricorder, lo possiamo paragonare agli odierni tablet e smartphone usati come strumento medico, proprio come l’analizzatore del dottor McCoy. Strumenti di campionamento, video ripresa, interazione con l’ambiente circostante o realtà aumentata;
  • l’auricolare bluetooth, come il comunicatore più avanzato delle serie recenti;
  • il fax 3D, usato nella prototipazione, quasi come il teletrasporto;
  • il concetto di curvatura dello spazio, che ci ha permesso effettivamente di vedere, con Hubble Space Telescope, galassie lontane milioni di anni luce usando la flessione quantica dello spazio ad opera della gravità dei buchi neri, come fosse una gigantesca lente di ingrandimento;
  • tanto altro ancora…
Questo piccolo contatore geiger si collega all'iPhone e grazie ad un'app diventa un tricorder, pura fantascienza
Questo piccolo contatore geiger si collega all’iPhone e grazie ad un’app diventa un tricorder

E il teletrasporto umano?

La domanda è classica a questo punto. Dobbiamo accontentarci del teletrasporto degli oggetti, per quello umano ci vorrà ancora tantissimo tempo… o forse no. Se alla fine poi bastava solo trasferire la propria coscienza, la consapevolezza e lo sguardo, in rete, beh, lo abbiamo fatto.
Basta pensare che, in effetti, oggi possiamo vedere immagini provenienti da altri pianeti. Abbiamo Rover su Marte o altre sonde ed esploratori giunti ai limiti del nostro sistema solare e oltre. Esistono ottimi documentari che ci permettono di navigare a Pompei, per esempio, come se fosse ai giorni nostri. Non è più fantascienza quindi il poter viaggiare nello spazio e nel tempo.

Invece per la fantascienza economica?

É difficile dire se gli ingegneri di oggi si siano lasciati ispirare. Oppure se i consulenti della serie televisiva di allora fecero delle previsioni veramente avveniristiche. Una sola cosa è certa: l’economia non ha ancora preso spunti da quella filosofia. Nella fantascienza di Star Trek il denaro e le proprietà non avevano senso in un universo dalle risorse infinite. Un mondo dove l’impegno e il merito vengono premiati. Dove non esiste il denaro come forma di remunerazione.
Concetto ancora troppo lontano dalla nostra realtà. Purtroppo.

La Fantascienza dell’Energia

Non è tardi comunque. Non è mai troppo tardi.
Dunque, innanzitutto serve qualcosa che ci permetta di slegarci dalle economie di consumo attuali. Essere dipendenti da multinazionali per il recupero delle risorse energetiche non potrà che favorire altri decenni di subordinazione. Una velata schiavitù, non solo nel campo dell’energia. Pertanto la prima cosa è trovare un’altra forma di risorsa energetica.
Le energie alternative, intese come alternativa ai combustibili fossili, sono diverse perché dannatamente necessarie.
Su questo punto, per chi ne fosse all’oscuro, metto un approfondimento sulle fonti alternative di energia che merita di essere visitato.
In questo ci sono promesse interessanti che, guarda caso, portano tutte firma italiana.

Energie alternative sostenibili

Metto a dimora qui quelle che a mio parere sono le più interessanti e meritevoli di attenzione.

  • solare termodinamico di Carlo Rubbia
  • fotovoltaico a bassa induttanza o ad alta resa ed efficenza
  • i campi fotovoltaici, il solare a concentrazione o fucina solare
  • la bolla di cavitazione della fusione fredda, l’e-CAT
  • i tetti fotovoltaici

Il solare termodinamico è in fase di test, anche se al momento sembra una tecnologia estremamente promettente. Alcuni grandi progetti come il Desertec hanno subito una battuta d’arresto.
Il continuo miglioramento dei pannelli e delle tecnologia resta promettente, ma molto diverso da una soluzione definitiva per ora.
I campi fotovoltaici sono una realtà insufficiente, poco pratica e anche eticamente discutibile.
La fusione a freddo: come anche quella proposta da Focardi e Rossi, l’e-CAT, offre risultati interessanti e al tempo stesso controversi, contestati e sbugiardati.
Questa si che è fantascienza: automotive, energia ed economia sono ancora lontane da un progetto di sostenibilità e praticabilità.

I tetti fotovoltaici sono ancora una rarità, sebbene promettente.
Quindi, al momento, pensare di poterci slegare dal consumo di ingenti risorse terrene resta più che altro il miraggio di un sogno. Il poter sopravvivere senza produrre entropia è chiaramente impossibile, ma produrne in maggior numero rispetto al materiale consumato è un vero delirio. Purtroppo oggi con tutte le combustioni in essere abbiamo reso la nostra aria pura entropia di veleni.
Solo questo passaggio di confine, tra il fossile [creato dal sole] e il Sole stesso come fonte primaria, potrebbe aiutare questa società ad elevarsi su uno scalino più alto.

Abbandonare il classico “buongiorno” come forma di saluto potrebbe essere un passo importante. Significherebbe abbandonare il concetto di vita alla giornata, verso politiche di sviluppo con proiezioni a lungo termine.
È proprio il caso di dire buon futuro a tutti!

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