Innanzitutto, premessa d’obbligo, io non sono un politico. Perlomeno non lo sono per come oggi viene identificato il reale significato di questa parola. Sono un semplice cittadino, occasionalmente prestato anche alla politica. Ben presto me ne andrò dalla scena come ne sono venuto, appena avrò cessato la mia funzione di cambiamento.
Sempre più persone rifuggono questa parola perché la ritengono marcia, inaffidabile, sporcata nei significati al punto che le hanno tolto la fiducia che meriterebbe.
Anche io odio certi atteggiamenti che vedo nella politica odierna, mi schifano, come il parlarsi addosso e l’interrompere l’espressione altrui pur di affermare i propri concetti, esempi di un mondo che non mi appartiene.
Il finto populismo, la dialettica fine a se stessa, i concetti errati antichi e il “pensiero fossile”, la demagogia, l’utopia del nonsenso. Solo alcuni degli esempi di malapolitica che tutti conosciamo.
Il problema più grosso è che semmai nella politica odierna si sono persi i sensi veri della comunità, del confronto, dell’informazione, della giustizia. Tutti temi che vanno trattati con consapevolezza e con una buona dote di informazioni. Quindi il popolo ha abbandonato totalmente la politica, anche la semplice informazione, non sentendosi più rappresentato dalle logiche degli strati superiori in cui si è bagnata. Le logiche di partito, gli interessi, le ingiustizie, proprio i temi che la politica tratta. Invece di combattere per quei diritti e per i doveri relativi, la maggioranza ha preferito obiettare e recriminare, rinunciando in toto alla lotta per le idee.
Purtroppo la maggior parte delle persone ha preferito rifugiarsi, per pigrizia o per delusione, nell’ignoranza più totale, affermando frasi come “non mi interesso di politica, non ci capisco niente” oppure “la politica è roba per ricchi e i loro amici”, centinaia di altre affermazioni possono rappresentare questo stato di desolazione che lascia gli interessi liberi di decidere sulla sorte di tutti, ma in favore dei pochi.
Preferisco abbondantemente la Condivisione e la Partecipazione – io ho una mela tu hai una mela, se ce le scambiamo abbiamo 2 mele. Io ho un’idea, tu hai una idea, scambiandocele avremo due idee ciascuno – da cui scaturiscono una serie di splendidi concetti ed enormi vantaggi, tra cui la Trasparenza, lo Sviluppo, il Progresso, l’Evoluzione… Solo che per fare questo bisogna sapere come esprimere i nostri pensieri, come espellere all’esterno le nostre idee, i nostri sogni, i desiderata.. invece di questo semplice passo, offesi e umiliati, abbiamo deciso di reprimere questa bellissima possibilità della nostra vita. Non solo, abbiamo anche rinunciato ad interessarci della cosa pubblica, lasciando che questa (per forza) si allargasse a macchia d’olio prendendo potere, decidendo sulle nostre attività in modo sempre più granulare, arrivando persino ad un livello di burocrazia tale che non vi è più possibilità di rientrare nel dialogo. Perlomeno pochi di noi oggi sono in grado di sapere come dialogare con la politica. La maggior parte di noi è all’oscuro delle dinamiche e delle scelte che vengono operate. Quindi qualunque potere che invece ne ha interesse, qualunque parte (partes, il partito, il potere, la forza che ha interesse), può sedere nelle poltrone politiche e decidere in suo favore senza che nessun cittadino possa avere diritto di replica se non a qualche sporadica commissione dove praticamente tutto è stato già deciso.
Però con il tempo tutti abbiamo dovuto imparare che i nostri diritti sono nella politica, per cui al rinunciare alla politica si rinuncia ai propri diritti.
Del resto « un popolo ignorante merita il peggiore dei governi » non è una mia citazione, ma resta comunque una grande realtà.
Allo stesso modo « un popolo ignorante si governa meglio » è un’altra citazione non mia, ma che rende l’idea allo stesso modo.
Come ovviare a questo problema?
Ho analizzato la parola Politica, proprio perché non ne trovavo il senso rispetto a ciò che viene perpetrato ai danni della nostra società e, sorprendentemente, ho scoperto che esistono alcune parole che vengono spesso usate dai politici e dai mass media in modo per lo più improprio. Ci è possibile notare che più determinate parole sono inflazionate, più sono al tempo stesso usate in modo scorretto: con ciò la nostra classe politica, che è l’artefice spavalda di questa manipolazione, dimostra così di essere doppiamente miserevole, sia per la crassa ignoranza culturale, sia per l’abietta disonestà intellettuale. Un termine che rappresenta al meglio questa distorsione pubblico-mediatica è “politica”: questa è, almeno adesso, una delle parole maggiormente abusate nella scena mediatica nazionale.
La radice della parola Politica è, nell’antica lingua da cui deriva la nostra italica forma di comunicazione, traducibile da Polis Etica, ossia letteralmente Etica Pubblica.
Polis significa oggi pubblica, ma ai tempi indicava una città-stato dell’antica Grecia e nello specifico la sua piazza, dove tutti i cittadini discutevano dei problemi per trovarvi soluzione.
Etica vuol dire “carattere”, “comportamento”, “costume”, “consuetudine”. Ossia l’atteggiamento che poniamo di fronte agli eventi ed ai fatti della vita.
Perciò la vera Politica altro non è che l’etica pubblica, mentre qualcuno per anni ci ha voluto far intendere tutt’altro, fraintendendo la politica con una cosa che sporca i comuni mortali, oppure solo per menti eccelse, per illuminati.
Per Polis Etica, invece, si intendeva ai tempi rappresentare quel particolare momento in cui ogni cittadino si incontrava in piazza, l’Agorà, per discutere e trovare soluzione ai problemi.
Una cosa abbastanza ilare a questo proposito è la definizione di chi non si interessava della cosa pubblica.
Dall’antica grecia vengono i temini ide e ota, ossia idea, pensiero, concetto e assenza, mancanza, vuoto. Colui che ignorava, che non leggeva, che non partecipava, che era all’oscuro di tutto, veniva definito così in modo dispregiativo: ideota, ossia colui che è senza idee, che non si interessa della cosa pubblica, appunto di politica. In gergo ide ota era anche chiamato il pollo ( da spennare ).
Tornando alla Politica con la P maiuscola, questa oggi ha un significato controverso, anzi proprio diverso. Per questo, in modo dispregiativo, definisco ciò che avviene oggi nel peggior modo possibile che io conosca: politika o monotica a seconda di chi la rappresenta. Visioni a lungo termine non ne abbiamo più, al massimo quinquennali o meglio possiamo definirle “visioni elettorali” come le “strisce pedonali elettorali” o i “condoni elettorali”, le “amnistie elettorali” eccetera. Ma anche le “leggi ad personam” oppure gli argomenti non trattati perché scomodi (che sarebbe proprio lo scopo della politica trattarli e invece vengono ritenuti incredibilmente scomodi), questi sono temi e concetti ben diversi dalla vera Politica. Questa invece pianifica progetti a 20/30/40/50/60 anni ed oltre. Con visioni a lungo termine dettate dal concerto di decine di migliaia di politici che si sono succeduti negli anni lasciando la propria opinione ed il proprio personale contributo documentale. Quando 10 leggi vertono su un argomento la politica le accorpa, le semplifica, non le lascia certo sparpagliate solo per creare difficoltà e confusione in modo da abbandonare il cittadino a burocrazia immane e impossibilità di crescere.
Mi si è quindi aperto un mondo da quando ho cominciato ad interessarmi di Politica. Si è allargato ancora di più quando ho scoperto la lettera di Pericle agli ateniesi oppure il testo di Gramsci “odio gli indifferenti”. Spero che anche tu possa condividere questi concetti perché in mano alle persone giuste ottengono un significato meraviglioso.
Qui di seguito alcuni altri significati che ho cercato e trovato.
…
si insomma, ormai dovresti aver capito 😀
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