Siti strani fritti e [ri]trovati a Febbraio 2019

Tutte le mattine mi alzo alle sette, anche se spesso sono sveglio già da prima e anche se ho dormito meno del dovuto.

Corro. Mi aspetta la colazione a “la Belle Epoque”, dove, in compagnia di un paio di cannoli fritti alla crema, ricevo al mio tavolo una splendida e sorridente creatura che, ogni giorno tranne il martedì, mi consegna un cappuccino con il cacao. Questo forse è l’apice della mia giornata.
Per questo ho necessità di fare altro… a piedi.

Ogni mattina percorro l’aerosol di via Euterpe, tra pullman e pendolari locali, esalanti gasolio bruciato e vari diòssidi.
Sia i primi che i secondi trasportano i nostri ragazzi alle scuole o si recano al lavoro.
Ci stiamo insegnando il meglio, senza farci la minima domanda.
Tralascerei ogni minima considerazione, l’italopiteco ha già dimostrato tutto ciò di cui è capace, ma pochi metri più in la, alla rotonda del Garden, vedo 2 vigili impegnati a non permettere il pericolosissimo parcheggio nella rotonda, per far scendere i ragazzi. Il che la dice lunga su tutta la nostra civiltà.

Come al solito qui continuo, scarto ed entro, percorro un breve tratto del Parco della cava, dove aggiungo qualche buon respiro di pollini e spore che tanto bene fanno all’organismo sano. Questo tragitto, troppo breve per assaporarlo, finisce subito per sfociare attraverso palazzoni ricchi di cassonetti, parcheggi e cattiva architettura. Il percorso mi porta su via della Repubblica dove finalmente ho il vero tripudio di IPA, ossidi, benzeni, iso-clorurati alifatici, metalli pesanti e qualunque altro ben-ti-stà della nostra società.

Sono certo che a quest’ora il nostro sindaco dorme ancora beato ed inconsapevole.
Lui deve occuparsi dei commercianti votanti e del valore immobiliare dei proprietari paganti. Di altre cose non si deve preoccupare, neanche ci deve lontanamente pensare. Guai!

A questo punto sarebbe per me un crimine non continuare verso la Colonnella e poi le Befane. Qui sì che c’è la vera vita
Tanto la centralina certificata di rilevamento dell’inquinamento è da tutt’altra parte, nel parco Marecchia.
Taglio su via Coriano, via Rubicone a Ponterotto. Sbuco nel mega distributore dove decine di scuolabus fanno il pieno, merito del vicino deposito START.

Vogliamo parlare della Colonnella e della zona dell’ospedale?
Meglio di no. Proprio qui c’è la sede di ARPAE Rimini, tante scuole, asili, lo stesso ospedale, ma soprattutto la sede dell’ordine di quelli che hanno fatto il giuramento di Ippocrate.

Ehm, medico, se non l’hai capita rileggilo quel giuramento, soprattutto la parte in cui si promette di “tutelare l’ambiente in cui vive l’uomo”. Magari; scendessi da quel SUV, proprio in mezzo all’incrocio dove ci sono le strisce pedonali; se uscissi ogni tanto a piedi da quella casa ricca di filtri e climatizzanti; allora forse capiresti. Ah, scusa, ti ho disturbato proprio adesso che devi correre all’intramoenia, scusami tanto eh?

Nel mentre mi soggiunge il pensiero che, seppure i dati rilevati sono ancora abbastanza preoccupanti, i livelli di particolato stanno in effetti diminuendo. Nulla dalla mente mi toglie che, l’attuale riduzione dello smog sia dovuta principalmente alla recessione. Magari anche per via dei tanti come me che, a piedi o in bici, fanno comunque le stesse cose degli altri.
L’innegabile fatto delle nuove rotonde avrà avuto sicuramente la sua parte di merito. Bravo Sindaco! Oh, scusa, non volevo svegliarti.

Bene, passata questa mezz’ora, che rimane da vedere?

Se a piedi mi dirigo verso il centro troverò prima il tribunale all’incrocio del Flamínio. Poi Pagnuc. La centralina (non certificata) di ARPA con il suo misura-danni-ai-polmoni a 3 metri di altezza. Non è stato di certo installato ad altezza di passeggino o di uomo. Si sa che le polveri fini si raccolgono ad alta quota e non sul terreno.

Ecco sopraggiungere l’incrocio triste di via Tripoli (non che gli altri incroci siano poi così spettacolari, mica tutti hanno un ponte bimillenario sotto casa).
Comunque procedo, incontro in seguito i bastioni e finalmente il centro storico. L’Arco di Augusto.
Ahh il centro. Corrieri, pullman, vigili a zonzo per le commissioni comunali, il parco dello spaccio… qui si respira aria proprio b.. coff, coff! È appena passato un portatore sano di cancerogeni. Via!
Proseguendo sui bastioni troverei; l’anfiteatro che si nasconde; l’incrocio di via Roma, dove la residenza universitaria insiste in un altro dei luoghi più inquinati della città; la polizia alla stazione. Questa è proprio la più bella immagine della mia città. Un fulgore di sicurezza mi assale, con l’idea di quei 4 fucili automatici e una camionetta d’assalto.
Mi sento proprio sicuro ne la seconda città d’Italia per numero di crimini dopo Milano.
Ma è troppo anche per me. Desisto.

Proseguo invece verso piazza Cavour e, coincidenza! Vedo arrivare il caro sindaco delle rotonde, entrerà nei suoi uffici alle 11 passate, sceso mezzora prima da un’auto qualunque e preso il caffè di rito per il briefing “mattutino”.
Il corso d’Augusto è sempre stato qualcosa di fenomenale, ricordo ancora quel vecchio rapporto di ARPAE che registrava il più alto livello di diossina proprio qui, tra via Garibaldi e la Piazza. Sarà per questo che poi hanno spostato il capolinea dei bus alla stazione.

Sento voci intorno a me che non riconosco. Da qualche decina di minuti odo solo glottologia straniera: rumeni, russi, tunisini, sloveni… ma per caso il riminese da qualche anno a questa parte ha cominciato ad esprimersi a sussurri? Penso proprio di si, perché non sento il mio amato dialetto romagnolo, da così tanto tempo che, ormai sono quasi convinto ci sia la destra al potere. Vabbè.

Avanti!

Oggi non devo lavorare, i miei uffici sono chiusi per una festività straniera. Non rinuncio per questo alla mia passeggiata, anche se un po’ più lunga, mi dirigo perciò in direzione di via Valturio, altro lato dei bastioni, altro punto nevralgico della città, con monumenti, parcheggi e centro prelievi, oltre che a due passi dal ponte della piada POS FESR ehm, di Tiberio.

La vista in ogni direzione è desolante. Solo auto, camion, vecchi bus, qualche bici e pedone, rarissimi motori. Troppo freddo. Troppo tutto. Risalgo verso casa passando per piazza Mazzini e via Covignano.
Commenti? Non ne ho più. Chiunque conosce questo incrocio e sa.
Mi sale un profondo bisogno di gioia, ma è un bel pezzo che l’ho seppellita e ormai non ricordo più neanche dove. Qui di certo non la trovo.

Torno a casa annoiato da tutto questo “ben di Dio”, leggo svogliatamente Facebook e vedo un vuoto. Allora mi ricordo di un sito, che potrebbe riempirlo, ma lo trovo diverso, molto diverso da se stesso. Il 18 giugno 2018 e il 29 agosto 2018 c’è ciò che conosco, che mi aspetto.
Mentre il 27 gennaio 2019 c’è come un altro sito, che smentisce se stesso alle date precedenti.

In quelle date lontane questo sito cercava solo una vita, la serenità, la pace ed un futuro. Oggi, lo stesso sito, riporta tutta l’insoddisfazione che probabilmente aveva celato, oppure che ha maturato in altre frustrazioni.
Aspettative sleali, come quelle che sono sempre state le arrabbiature sul passato.
Il sito perciò è cambiato, si vede perché si rinnega in soli 6 mesi. Del resto come ha già rinnegato in più occasioni le sue stesse promesse.
Un po’ come se si entrasse al McDonalds e ti servissero una pizza bio. Queste sì che sono aspettative tradite.

Una liberazione evidentemente. Forse ciò che aveva pubblicato in passato era rassegnazione, oppure lo è oggi. Menzogne? Non lo saprò mai, questo sito mi spinge ad abbandonarlo ed io, per il grande rispetto che ho sempre avuto nell’intelligenza altrui, non posso fare altro che lasciare.

Non ho mai imposto la mia presenza né tantomeno chiesto servigi, favori, piaceri, neppure ho mai dato qualcosa per ricevere o aspettarmi altro in cambio. Evidentemente però ci sono siti che non ti accolgono tanto per condividere, ma solo per darti illusoriamente e quindi pretendere.

Spero solo che queste mire non fossero all’apice della storia, perché allora il coglione sono io.
Eppure molti naviganti mi avevano avvisato. Avevano visto quegli atteggiamenti. Cose che io, invece, spesso avevo scusato con le motivazioni più disparate.
Devo evidentemente imparare dai miei errori; cercare di capire i segnali così espliciti; non inventarmi scuse per giustificare il comportamento altrui; essere freddo e attento; smettere di dare tanto per fare.

Penso alle mille cose. L’organizzazione di curare lo spirito e lo stomaco; preoccuparmi della progenie con il giusto cibo; essere presente e attento come un amico e consigliere; amante e cultore della diversità; curare il nido nel modo migliore che conosco; dare tutto ciò che avevo. Evidentemente queste sono state interpretate come operazioni prezzolate, oppure considerate alla stregua di implicite obbligatorietà.

Il mio unico errore, forse, non è la mera stupidità nel credere e fidarmi, ma piuttosto l’aver messo inavvertitamente in faccia il fallimento altrui sotto tutti i fronti. Dimostrando quale possa essere la felicità nell’essere sempre fieri di se stessi, anche nelle avversità.

La mia fortuna è stata quella di aver parzialmente imparato dal passato, di essermi mostrato come uomo normale e senza risorse. Altrimenti oggi forse avrei di fianco solo una persona interessata ad avere quello per cui sta vanamente combattendo.

Sono stato deludente.
Lo so.
È ciò che genera colui che tradisce proprio ciò su cui si avevano precise aspettative.

Ma l’ottuso e stupido non ero io?
Sei tu l’incarnata maledizione di Didone?

Che dire quindi? Grazie? Ma neanche per sogno! Non ho mai ricevuto un grazie, neppure per sbaglio. I miei sentimenti passavano sempre in secondo piano a quelli di Didone, da cui ricevevo solo rimproveri [neanche tanto] velati. Rimarchi per aver tradito aspettative sleali.

Svanisco? Certo. Chi muore rinasce: Io Brucio. Dalle ceneri ricresce il bosco. Dal letame rinasce un fiore. Dai diamanti non cresce nulla.

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