Risposte a Legambiente

Durante l’incontro con la candidata presidente dell’Emilia Romagna, Giulia Gibertoni, avvenuto a Bologna sabato scorso 27 settembre, è stato chiesto a tutti i candidati con esperienze ambientali di offrire una serie di risposte, articolate e puntuali, sui temi di ambiente e territorio, in modo da fornire a Legambiente gli elementi necessari per comprendere le intenzioni del MoVimento 5 Stelle sul programma della Regione Emilia-Romagna.
La lettera era destinata a tutti i gruppi candidati alle regionali dell’Emilia-Romagna del prossimo 23 novembre.

Mi sono attivato subito e questo è il risultato che ho poi inviato a Giulia Gibertoni.
Qui sotto, in neretto citato, le domande presenti nella lettera che potete trovare qui in originale, a seguire le mie risposte. La pagina che ospita la lettera è qui.

Consumo di suolo. Le previsioni contenute dei Piani Urbanistici comunali, se realizzate, porterebbero ad un raddoppio di quanto finora già costruito. E’ una ipotesi che questa regione può permettersi? Che strumenti si metteranno in atto? Quali azioni avviare la rigenerazione delle città?

· L’attuale economia “mattone e cemento”, a livello regionale, ha prodotto un surplus di prodotti immobiliari rimasti in carico a banche, imprese e cittadini. Basta fare un’analisi dell’invenduto e degli immobili sfitti, presenti in massa nelle nostre comunità, per rendersi conto del disastro economico attuale e del grave danno che saremo costretti ad affrontare in futuro. Al tema ambientale dobbiamo aggiungere anche un aggravamento di alcuni fattori sociali che hanno contribuito a peggiorare la situazione. L’istituzione dei grandi centri di distribuzione consumistica accentrati, ha fatto si che i centri storici si svuotassero di quella microeconomia che ci aveva permesso permesso in passato lo sviluppo dei centri urbani, dall’artigianato alla piccola distribuzione, fino ai centri di aggregazione e cultura, in favore di un prodotto globale e di massa. L’antica città di stampo romano, vivibile e soddisfacente sotto molti aspetti, è diventata principalmente un contenitore di dormitori e automobili. La soluzione che propone il MoVimento 5 Stelle si avvale di 3 concetti di base;
1) Realizzazione di un procedimento comunale e catastale che semplifichi la ristrutturazione degli edifici esistenti, il censimento del comparto immobiliare, lo snellimento delle procedure burocratiche e un nuovo piano per il decoro. Alcune proposte da noi presentate nei Comuni della regione hanno già iniziato questo percorso, fornendo agli enti locali gli strumenti per consentire la rivalutazione immobiliare attraverso una ristrutturazione semplificata e un piano di decoro, oltre a rendere disponibile nuova occupazione con le possibilità fornite alle imprese territoriali.
2) Avvantaggiamento delle imprese locali, nei quartieri che si evidenzino problematici con il censimento. Benefici fiscali e agevolazioni strutturali per chi provvede alla soluzione del degrado con ristrutturazioni mirate e mantenimento dell’aspetto oltre che all’usufrutto delle nuove tecnologie di risparmio energetico.
3) Incentivazione delle attività che investono sul territorio, sia con patrocini di informazione che con eventi mirati allo sviluppo sociale ed economico, oltre ad agevolazioni su normative locali per la semplificazione delle procedure burocratiche.
A questi interventi vanno aggiunti dei piani intersindacali per lo sviluppo e la tutela del territorio, che si basino su un bilancio ambientale, al fine di ridurre il trend di inquinamento attuale dei centri storici.
Il cittadino deve poter usufruire del suo quartiere per intero, senza trovarsi costretto a percorrere chilometri nella propria città per le incombenze quotidiane. Dalla scuola al lavoro, passando per la spesa, la palestra o lo svago, senza necessariamente dover attraversare ogni volta la città, creare nuovi percorsi senza dover prendere l’auto per fare qualunque cosa. Vivere nel proprio quartiere dovrà diventare possibile, prendere l’auto per fare qualcosa dovrà diventare una procedura inutile.

 

Su quale modello di trasporti dovremo puntare per il 2020? Su quello di nuove autostrade o sul potenziamento e capillarizzazione del trasporto pubblico? Le risorse economiche e politico/amministrative sono sempre più limitate e non c’è spazio per tutto: va fatta una scelta di priorità. La futura giunta intende portare avanti tutti e 5 i progetti di autostrade che si sono mantenuti in vita finora, oppure intende aprire una seria valutazione sui costi e benefici ?

· Indubbiamente i dati fino ad ora raccolti dimostrano che l’attuale struttura dei trasporti non solo è deleteria per l’ambiente, ma lo è soprattutto per la salute. L’area del sito di ARPA-ER dimostra con dati inequivocabili che il livello di inquinamento ha portato elementi mutageni e genotossicità a livelli impensabili, ma soprattutto in continua ascesa [allegato 1allegato 2]. Sicuramente è necessario introdurre nel progetto di viabilità della regione un processo di studi, soprattutto di soluzioni, per ridurre questo enorme apporto di inquinanti nella nostra vita. La pannellizzazione e filtrazione del circuito autostradale potrebbe essere una delle tante soluzioni, potrebbe essere altrettanto valida la disincentivazione dell’uso dell’automobile, come espresso nella risposta alla prima domanda, che rende più vivibili i quartieri e riduce la necessità degli spostamenti su gomma. Comunque è necessario concertare i responsabili con gli strumenti a disposizione e avviare un processo di soluzioni condivise con gli attori in gioco.
Il trasporto pubblico, le ferrovie, la viabilità urbana, le aerovie, la mobilità e i piani del traffico, dovranno sicuramente prevedere funzionalità più vicine alle esigenze dei cittadini, che dovranno certamente in questo avere voce in capitolo, ma soprattutto prevedere delle valutazioni di impatto dei territori che non prevedano ulteriori scuole o luoghi di aggregazione nelle prossimità di questi impianti altamente inquinanti.

 

Chi decide sui servizi pubblici? Quali strumenti garantiranno autonomia e potere di scelta ai comuni rispetto alla situazione di potenziale conflitto tra l’essere “azionista” e contemporaneamente custode del bene collettivo?

· Sono sicuramente i cittadini a decidere sui servizi pubblici. Questo è indiscutibile. Qualunque piano di intervento a livello regionale deve comunque prevedere una formula di consultazione della cittadinanza senza più imposizioni dall’alto con i risultati che purtroppo vediamo quotidianamente. I dati ISTAT ci confermano una continua ascesa dei costi necessari per la nostra quotidianità, invece delle ottimizzazioni promesse dai vari amministratori che si sono succeduti. Nel contempo, per fare un esempio chiaro, il report rifiuti regionale [estratto], con i dati ARPA-ER, dimostra che la coscienziosità del cittadino è palesemente a favore della raccolta differenziata, che oltretutto nonostante i costi in aumento rappresentati da ISTAT diminuisce la quantità di rifiuti, quindi complice la crisi ma non principale causa. Inoltre non sono ancora stati assolti i voleri del cittadino rispetto all’ultimo referendum. Tutto questo sarà un impegno del programma del MoVimento 5 Stelle, affinché si trovino soluzioni puntuali quanto la tariffa della raccolta porta a porta, rimanendo sullo stesso esempio, con modelli molto lontani da quelli attuali che invece prospettano una suddivisione di utili ed un mero aspetto economico. Le soluzioni contenute nel Piano di Salvaguardia dei Diritti del Cittadino, spaziano dall’ambiente al sociale, dalla sanità alla cultura, dalla tutela del territorio all’incentivazione del turismo, toccando tutti i temi che vi si accostano con il concetto del più debole al centro delle soluzioni. Nessuno deve rimanere indietro perché i servizi devono essere per il cittadino, non è il cittadino al servizio dell’amministrazione.

 

Quali scelte territoriali di prevenzione dei rischi vanno fatte sulla costa?

· La situazione territoriale costiera è estremamente delicata, ottimamente rappresentata dai rilevamenti di Goletta Verde di Legambiente che mostra come siamo relativamente fortunati sotto certi aspetti, ma sappiamo molto meno in altri. Partendo dall’erosione delle coste, passando per l’arrivo della Bolkenstein nel 2015, senza sorvolare le palesate intenzioni di rendere l’adriatico un impianto di estrazione petrolifera, senza ignorare le condizioni degli scarichi a mare, tanto altro ancora… le questioni da affrontare sono molte e complesse. Anche in questo caso a decidere per il bene del suo territorio deve essere il cittadino. Se, continuando con gli esempi, si dovesse prospettare una serie di interventi per combattere l’erosione, verrebbero proposte ai cittadini le diverse possibilità attraverso incontri divulgativi dei progetti in analisi ( impianti di barriere soffolte, scogliere, reef artificiali, ecc. ), qualora questi impegni dovessero superare il mandato o il bilancio dell’attuale amministrazione. Ciò non impedirebbe interventi d’urgenza, ma consentirebbe di aumentare la consapevolezza e l’interesse del proprio territorio a tutti gli interessati, quindi chiaramente a permettere scelte più consapevoli, condivise e partecipate. Le altre questioni in campo ambientale, sociale ed economico, sono soggette a concertazione politica con tutti gli enti interessati dal piano degli interventi. Tutta l’Emilia-Romagna ha situazioni di criticità enormi, a dirlo non è il MoVimento 5 Stelle, ma ISTAT, ISPRA, CNR ed Europa. Noi stessi, tutti, abbiamo visto problematiche che vanno dalla cementificazione che impedisce il corretto assorbimento del terreno, sino ai terremoti che hanno provocato danni enormi, causati anche per i mancati e/o sbagliati investimenti su questi aspetti importantissimi. Non dimentichiamo che il nostro territorio include alcune delle 30 città più inquinate d’Europa [allegato 1 e allegato 2 ] e questo non è sicuramente un primato negativo che ogni cittadino della regione vuole mantenere. È giunto il momento di trovare soluzioni condivise che mettano un fine alla situazione attuale, provocata da decenni di disinteresse e mala amministrazione, oltre che da probabili infiltrazioni mafiose e possibili associazioni clientelari che hanno segnato profondamente il nostro territorio.

 

Quali strumenti forti per ridurre il bisogno di impianti di smaltimento rifiuti?

· Poco sopra abbiamo già dimostrato che nonostante una maggiore spesa nel territorio economico la responsabilità dei cittadini ha diminuito la quantità di rifiuti, ma nel contempo aumentandone la sua differenziazione. Una semplice raccolta differenziata porta a porta è quindi ormai ovvio quali risultati possa portare in brevissimo termine: materia prima seconda, minore impatto in nano polveri e particolato ultrafine, minori trasporti, maggiore occupazione, sono solo alcuni esempi. Esperienze come Ponte nelle Alpi, regina incontrastata nel mondo con il suo 91% di differenziazione dei rifiuti e i suoi 29 kg per abitante, contro i 400 kg pro-capite della nostra regione, sono state scartate dalle attuali multiutility per un semplice fattore di utility. Il gioco di parole si riferisce a benefit azionari, differentemente dal progetto iniziale per cui queste aziende partecipate erano state create. Ponte nelle Alpi ha favorito con questo sistema anche l’occupazione, ma, senza soffermarci su un esempio limite come questo, possiamo guardare ai risultati di Parma rispetto al resto della regione. Possiamo avventurarci in un’altra regione, come il Veneto con il consorzio Priula o Vedelago. Se poi si ha interesse nella questione si può uscire dal nostro stato e seguire gli ottimi propositi della Germania che abbandonerà l’incenerimento come obiettivo a breve termine. Se poi si guarda oltreoceano, esistono realtà come Los Angeles e il progetto Zero Waste che in Italia trova il suo omologo Rifiuti Zero. I risultati palano da soli, ma come al solito ci ritroviamo con politiche a zampa d’elefante, indietro di 30/40 anni e pesanti da trasportare verso nuove generazioni di sviluppo e progresso. Grandi interventi si devono fare sotto questo aspetto, sia per una questione ambientale, sia per un fattore sociale che spesso viene sottovalutato. L’attuale comparto di trattamento dei rifiuti è diventato gestore di una serie di servizi vitali che generano utili anche in un tempo di crisi come questo. La nostra acqua, le nostre fognature, le potature e la manutenzione, così come la raccolta, lo smaltimento e il trattamento dei rifiuti, le telecomunicazioni dei nostri enti locali, gli appalti e le proprietà, sono molto spesso legate ad un gestore che ha quasi raddoppiato il suo capitale sociale, passando da 1,6 a 2,9 miliardi di euro in un anno, con utili ( per i soci locali e stranieri ) che sfiorano anche il 30%. Senza parlare di certificati verdi e del ruolo di poltronificio che spesso ricoprono queste società, abbiamo introiti non riconosciuti ai cittadini e mancanza di servizi per gli stessi, ossia nessuna riconoscenza o merito a coloro che gli hanno permesso di diventare ciò che. Ignoriamo per il momento anche le altre questioni legate a questo comparto, seppure gravi, ma ciò che vediamo andarsene quotidianamente è tutta ricchezza che stiamo perdendo. Coloro che erano partiti dal Comunismo hanno creato il Capitalismo 2.0 e a pagarne le spese oggi sono i cittadini inermi davanti a spettacoli a volte degradanti. Non dimentichiamo che i maggiori azionisti di queste società sono Comuni e Regione, se ci fosse la volontà politica tutti questi problemi sarebbero già risolti. Serve un deciso cambiamento per poter avviare delle reali politiche di sviluppo in questo settore, non più chiacchiere, non più palliativi che hanno provocato più danni che benefici alla comunità.

 

Il Delta del Po, principale area umida del paese e patrimonio di bellezza inestimabile, può ancora essere gestito con due parchi regionali distinti, ostaggio dei Comuni, o dovrà avere una guida unitaria?

· Non so che rispondere, non conosco per nulla la questione….

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