Il rifiuto: una risorsa responsabile

di Fabrizio Bologna

Perché ci metto tanto impegno nel promuovere la raccolta del rifiuto porta a porta………

La raccolta dei rifiuti porta a porta, come è stato dimostrato, riduce drasticamente l’inquinamento ambientale sia del suolo (meno rifiuto in discarica) che dell’aria (meno rifiuto in inceneritore). Permette di risparmiare soldi dei contribuenti e quanto meno di reinvestirli sotto forma di lavoro. Studi autorevoli affermano che si creerebbero 200.000 posti di lavoro se tutti i comuni d’Italia adottassero questo modo di trattare l’immondizia [Conai] [FuturoSostenibile]. In un momento come quello attuale sarebbe manna dal cielo. Aggiungo che preservare l’ambiente di una nazione come la nostra che ha nel Turismo e nelle bellezze paesaggistiche una ricchezza unica al mondo sarebbe quanto meno una cosa di buon senso.
Ma non è solo questo.

Siamo fagocitati oramai da qualche decennio da una società votata al consumismo ed allo spreco (parzialmente frenati solo dalla grave crisi economica). Una società che non si pone più il problema di recuperare il valore di una cosa anche dopo che ha fatto il suo primo ciclo vitale e che ha lentamente ma inesorabilmente applicato lo stesso principio alle persone. Si è cominciato a perdere il senso dell’umanità. Una persona di mezza età, che non è più efficiente al 100% è sovente tagliata fuori dal mondo del lavoro. Una donna che ha procreato non è più appetibile. Un uomo che ha messo su la pancetta lo stesso. Quasi l’essenza ed il valore umano risedesse in glutei sodi ed addominali scultorei. Gli anziani, le persone con difficoltà, i soggetti problematici, vengono sempre più spesso allontanati da casa, lontano dagli occhi e dalla coscienza, anche a costo di pagare cifre importanti. In un certo senso come avviene per l’immondizia. Io pago e quindi esigo che qualcuno mi tolga da davanti agli occhi ciò che non mi piace più…che puzza! L’importante e che possa buttare tutto in un sacco e togliermi il problema.
Ma non è solo questo…
Prendersi cura giornalmente di quei piccoli oggetti che mi sono serviti (anche un banale imballaggio di plastica od un giornale) e dedicargli qualche minuto del mio tempo per far si che possano avere una seconda vita ed una nuova utilità stimola il mio cervello ad avere un atteggiamento di rispetto per chi quell’oggetto l’ha progettato, creato, per quel’albero che è stato tagliato, per quei microorganismi che hanno lavorato milioni di anni in un fondo oceanico per diventare quel litro di petrolio. Rispetto per quella idea grandiosa di Dio che ha creato un mondo in grado di riciclarsi e rigenerarsi all’infinito.
Ma non è solo questo…….
L’arte del “lavarsene le mani” a tutti i livelli della società, così come per i rifiuti, sta creando una generazione inadatta ed inadeguata a prendersi le responsabilità della propria vita. il concetto che “basta che non mi mettano la ciminiera sopra il mio campanile, se poi la roba la bruciano a 50km di distanza che mi importa” è quanto di più incivile e sbagliato vi possa essere nella mente umana. Purtroppo assisto spesso al pessimo esempio di persone mature (solo di età) che con i loro atteggiamenti errati, magari senza rendendosene conto, plasmano negativamente le abitudini dei bambini e ragazzi.
Ma non è solo questo……….
“Io pago e quindi ci deve pensare qualcun altro”. Il concetto che attraverso il pagamento di un obolo più o meno consistente posso sollevarmi da ogni problema pratico o complicazione morale ci ha portato in una società individualista e chiusa in se stessa. Una NON SOCIETÀ. La delega sistematica ad altri di ciò che potremmo fare anche da soli traendone un vantaggio per tutti è il primo passo nella direzione della perdita della sovranità sulla nostra vita. Un giorno ci si potrebbe trovare nella condizione di dover accettare qualunque cosa ci venga proposta e forse la capacità critica di discernere ciò che è utile veramente da ciò che ci si vuol far credere sia utile sarà inibita a tal punto che faremo cose delle quali, solo in un attimo di evanescente lucidità, potremmo definire semplicemente assurde.

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