la perla verde

Questo testo non apparirà mai né sui giornali né su altri media.

 

Non c’è destra ne sinistra, tantomeno il centro.

 

Non c’è “una parte” di cittadini, il _ partito _ partes.

 

C’è la politica ( polis etica: etica pubblica ) e la democrazia ( demos kratos: potere e popolo, il governo del popolo ).

 

I falsi ideali per cui il ceto basso ( la sinistra ), debba difendersi dal ceto alto e dal potere ( la destra ), mentre ci si riferisce ad un ceto medio del potere religioso ( il centro ), non hanno nessun riscontro nella società. Io posso essere cristiano o meno, avere un negozio o una attività imprenditoriale o esserne dipendente e nel contempo essere assolutamente povero, non indigente, ma non ricco. Idem e viceversa.

Non ha senso sentirsi identificati e difesi, rappresentati, da una parte di queste realtà.

Questo senso appunto si è perso negli anni, quelli in cui si è passati da una radio ad una TV e si è cominciato a pensare tutti allo stesso modo. Non c’è Stalin, non ci sono i fratelli Marx, non c’è più Mussolini. Il figlio della commessa porta le stesse Nike del figlio della dottoressa e del figlio della signora delle pulizie. Siamo tutti in una società identica dove abbiamo tutti le stesse limitazioni e possibilità. Che chi compra un iPhone e chi lo desidererebbe, chi non ne può fare a meno e chi proprio non gli interessa e aspira di meglio. Siamo nella globalizzazione voluta fortemente dai media e dai poteri politici. Globalizzazione che però non ha cambiato questi falsi miti ed ideali.

 

Chi sono oggi quelli di sinistra da proteggere? Dove sono i più deboli che loro proteggerebbero con l’opera di governo attuale?

Chi sono quelli di destra da proteggere? Dove sono i ricchi e i potenti che loro proteggerebbero con l’opera di governo attuale?

Chi sono quelle persone che vengono rappresentate dai partiti?

Non esistono, sono spalmati in una società immensa dettata dalla poca informazione che ci giunge dalle TV. Solo il 20% degli italiani usa un altro metodo di informazione, libri, riviste, quotidiani, internet. Non possiamo chiamare questa informazione.

Non possiamo pensare che un popolo possa essere guidato da un solo media.

Un popolo ignorante si guida meglio. Il grande fratello di Orwell è arrivato.

 

Non guardo la TV perché non credo in una informazione gossip pagata e guidata dalla politica, quindi non riesco ad essere strumentalizzato da alcuni improbabili personaggi, che in una cultura locale verrebbero allontanati ed ignorati dalla maggioranza delle persone con i loro comportamenti. Per deformazione professionale mi baso sui dati, che sono sempre incontrovertibili. Anche se chi li dovrebbe fornire lo fa in modo illecito.

Sembrerebbe che siamo noi a pagare l’informazione; canone televisivo, giornali tutti a pagamento, pubblicità e relativi nostri consumi, finanziamenti alla “cultura” e “all’informazione”. In realtà quando si va a scavare per ottenere le reali informazioni e non quelle che ci vengono passate, si scoprono tutte altre realtà.

I media hanno timore della politica e del potere, per il semplice fatto che anche se siamo noi a pagare questa informazione, chi decide realmente dove dirottare i soldi è la politica, o meglio, i poteri forti che la pilotano.

Quindi parliamo di dati, informazioni, ciò che ci consente di valutare e ragionare con le nostre menti.

 

Purtroppo si tende a strumentalizzarli questi dati, ossia, molti di questi sono pubblici, ma bisogna andare a leggerli di persona, perché poi nei giornali si trovano invece informazioni che camuffano i veri dati.

Ad esempio. Se per un determinata opera un comune impegna 10 milioni di euro, sui giornali troveremo la spiegazione a questa spesa come investimento, con l’opinione di decine di politici a favore, enti e amministrazioni che avvallano con fervore l’ipotesi.

Guardando il giornale dell’anno prima, magari troviamo nuovamente la stessa spesa più o meno, per qualcosa di simile. Sempre investimenti.

Indaghiamo e vediamo che l’investimento va in realtà a coprire un debito, contratto o favorito dallo stesso gruppo di politici che ne avvalla la spesa.

L’esempio calza a pennello localmente con la copertura di debiti per il palacongressi o per l’aeroporto.

 

Quindi molto spesso sui media troviamo dichiarazioni che dicono il contrario di un’altra cosa, risulta perciò estremamente difficile capire, ma soprattutto controbattere. Figuriamoci chi non ha modo o tempo di leggere il giornale tutti i santi giorni. Figuriamoci se non ci fosse nessuno che ha tempo di indagare su quello che viene scritto a lettere cubitali. Basta però aprire un pelo gli occhi e con poca fatica andare a leggere nel dettaglio la situazione.

 

La illustro brevemente con un panorama locale, sulla base delle mie lacunose informazioni, ossia quei dati certi che sono riuscito a ritrovare. Ci infilo anche delle opinioni, perché se è vero che ho scritto questo è anche vero che avrò una mia opinione.

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Riccione, Rimini, Ravenna, Forlì e Cesena… solo per rimanere in stretto ambito romagnolo, sono tutte allo sbando.

 

Chi più chi meno è in un mare di debiti tale che, anche con 20 anni di rigore e tagli al welfare, non riuscirebbe a saldare il debito neppure se volesse, perché comunque le spese ci sono e non si può evitare di farle. Basta poi un anno di gestione non oculata per rovinare il lavoro dei 20 anni precedenti. Buchi senza fondo e continui tagli al sociale. Interessi tali che anche volendo estinguere il debito non si potrebbe. Pertanto la voce “dare” dei bilanci comunali è destinato improrogabilmente a salire.

 

Gli ipotetici casi sono due: o la politica ha fallito TUTTA, dovendo curare interessi delle multinazionali sul piano nazionale, e a livello locale di amici e amici degli amici, oppure è in atto un processo di indebitamento globale per mantenere un potere ad alto livello ed impedire il miglioramento dello stile di vita.

Fino a qui ci sta. Non è bello, ma è ammissibile.

Non è la cristianità che ce la spiega in maniera più celestiale, ma così è comprensibile.

 

In tutto questo però non si spiega l’indebitamento a livello locale.

Perché un Comune deve indebitare i propri cittadini ( che già di loro lo sono con il sistema finanziario ed economico )….

Non è possibile fare investimenti con le entrate plusvalenti dell’anno precedente? Diventa proprio necessario indebitare gli anni successivi con improbabili ipotetici possibili futuri guadagni?

Evidentemente, in tutto questo marasma di debito, molti hanno ben pensato di approfittarsene per agevolare la ricchezza dei propri “compagni”.

Le Banche in questo sono maestre di consiglio eccezionali.

E allora, io e voi, che viviamo con lo stretto necessario e tendiamo a non indebitarci, perché lo lasciamo fare ai nostri amministratori? Soprattutto quelli che, più del 50% degli aventi diritto al voto, tolti gli astenuti, li hanno votati.

Perché nessuno va a chiedere conto di questi soldi e soprattutto non ne chiede un rientro immediato?

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Forlì

A Forlì sono stati costretti a denunciare l’impianto di incenerimento di Hera, perché i medici del territorio si sono resi conto della quantità di diossina e altri veleni sparsi nel territorio. Attenzione. Non è stato il Comune di sinistra ad avviare la cosa, si è trovato costretto dall’ordine dei medici di Forlì. Questo è stato un grosso danno alla comunità, che non si misura in denaro, ma è certo che l’amministrazione non ha fatto nulla ed ha permesso a questa azienda di non investire sul suo territorio in salute dei cittadini.

Credo che se si volesse valutare questo danno sul profilo economico, bisognerebbe mettere in conto tutti i malanni a cui andranno incontro per questo gioco di cause ed effetti i cittadini coinvolti. Probabilmente indefinibile, probabilmente più grande di qualunque debito possibile, la salute mancata.

Il CDA dell’aeroporto di Forlì era stato composto in maggioranza dalla giunta di sinistra con amici del partito e inflessioni dei poteri economici e politici, regionali e locali. Tali amici hanno condotto una gestione così allegra che l’indagine e relativa sentenza per bancarotta fraudolenta hanno costretto il PD a spostare il presidente Massimo Masini ad Aeradria all’aereoporto di Rimini/Riccione [???].

Anche Forlì ha un debito di circa 140 milioni di euro, ma sono 120 mila persone e si riduce a circa 1.200 euro a testa. Aggiungiamo pure i 16 milioni di euro del debito aeroportuale, non fa differenza.

 

Cesena A Cesena sono messi meglio 40 milioni di euro, ma hanno una forte presenza sul mercato ortofrutticolo che gli consente ingenti investimenti e relativi rientri. Loro vivono su un bene primario, l’alimentazione, non dipendono da un settore terziario come il turismo e le piccole medie imprese, Cesenatico fa da se, Cervia e Milano Marittima pur essendo sotto Ravenna fanno un indotto eccezionale. Male che vada Cesena chiude quando la gente smette di mangiare.

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Ravenna

A 72 milioni di euro ammonta il debito, ma il numero di cittadini Ravennati è tale che fa si che per ognuno il totale da pagare si attesti sui 450 euro a testa.

Non parliamo della condizione sociale ed ambientale dei ravennati, è risaputo che sia un porto ed una industria chimica di rilevanza nazionale. Area industriale ed economica con una viabilità ed un ambiente pessimi sotto il profilo della qualità di vita.

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Rimini A Rimini negli ultimi 2 anni hanno perso 2 scuole, hanno tagliato il sostentamento per l’affitto ad anziani e disabili, tolto una sequela tale di servizi e promozioni allo sviluppo che se ci si impegna a fare il conto, è un numero notevolmente maggiore rispetto a quanto speso di interessi nel debito del Comune. Il costo rette della ristorazione scolastica, per i bambini che mangiano a scuola, è uno dei più alti della Romagna, nonostante non vi sia tutto il biologico che ci dovrebbe essere come da contratto e nonostante gli insetti che trovano nella pappa i bambini. Nel conto totale non vanno chiaramente tutti quegli investimenti sbagliati come il palacongressi, il seminario, la questura, oltre alla selva di partecipate e al buco di Agenzia Mobilità e aeroporto. AM si è fregata 10 milioni di euro di monetine parcheggi, fino a che non gli hanno tolto la gestione. Il futuro dell’aeroporto è in bilico tra un altro fallimento ( grande Masini ) e la sovvenzione di circa 15 milioni di euro dei cittadini. Altro debito che si aggiunge ai già 173 milioni di euro di debiti di Rimini. Anche qui sono 160 mila cittadini e riconducono più o meno a testa 1.100 euro ciascuno. A Rimini intendono costruire una scuola sotto i cavi dell’alta tensione e di fronte il casello dell’autostrada, anche contro il parere della Regione, in materia di norme di sicurezza che vogliono le scuole lontano da autostrade e inquinamento in genere. In tutto questo la destra pare preoccuparsi solo dei cacciabombardieri, la sinistra solo di mantenere le poltrone e gli interessi. I cittadini ad evadere le tasse. Così non si andrà avanti.

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Riccione

A Riccione come siamo messi? Per ora vedo mancare le strisce, non so le scuole come vanno, gli asili? La viabilità? Vedete investimenti fatti per favorire turismo e imprese? Solo bella gente dice il sindaco, mentre lascia in mano a droga e alcool lo sviluppo della sua città. Intende pagare i debiti così?

Ma soprattutto per i cittadini che è stato fatto? Pare che l’ambiente sia in mano ad Hera e ad un assessore suo dipendente.

Del resto? Parliamo di piedibus e bicibus?

Domande bisogna farsene e dove non si trova risposta, chiedere al consiglio comunale.

Per i 100.000.000 di euro di debito, che ogni anno il Comune di Riccione si trova a doverne pagare gli interessi, c’è almeno un 6/7% che viene tolto alla comunità. Presumibilmente vengono tolti agli investimenti di sviluppo e progresso. Pertanto non stiamo pagando semplicemente quei 60/70 mila euro annui, non li abbiamo in meno e basta, ma stiamo perdendo almeno il doppio in miglioramento del nostro “vivere in comunità” e dei nostri servizi ogni anno. Questi significa che in 10 anni non avremo perso solo ALTRI 100 milioni di euro, ma ci ritroveremo a zero e con 10 anni di mancati investimenti. In pratica ne perderemo molti di più se nessuno fa nulla per evitarlo. Quindi ogni cittadino riccionese deve 3.300 euro al Comune a testa, più altrettanti in interessi per i prossimi 10 anni, sempre che non abbia qualcuno a carico ( figli, nonni, parenti disoccupati ), perché allora si sale di altri 6.600 euro per ogni parente sul groppone.

Avete un consigliere di riferimento a cui porre le domande?

Quello su cui avete posto la crocetta in cabina elettorale vi ricordate chi è?

Se l’avete posta sul simbolo, andate nella sede la sera che fanno la riunione e chiedete merito delle scelte fatte su un argomento che vi sta a cuore.

Quando vi sbatteranno fuori senza una risposta, ricordatevelo!

 

Intanto in tutto questo fanno il bello e il cattivo tempo, si permettono di piegare le norme a loro favore e il debito sale.

 

Non c’è trasparenza, ne condivisione. La partecipazione dei cittadini è tenuta molto alla lontana – chissà il perché – i cittadini poi, che dovrebbero interessarsi, partecipare, invece fanno la loro parte, mantenendosi arroccati sul loro divano, con il frullatore in una mano, il telecomando nell’altra, la tastiera con i piedi. Per paura o impreparazione fanno il gioco di questa repubblica bananifera, credendosi incapaci di cambiare le cose.

 

Piaciuta la cartolina? Benvenuti a Riccione!

 

L’unica cosa che può cambiare veramente le cose, tornando all’inizio di questa nota, è la politica e la democrazia, intese non per quello che abbiamo imparato [ ci hanno insegnato ] a conoscere nel concetto espresso di queste parole, ma nel loro reale significato.

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C’è la politica ( polis etica: etica pubblica ) e la democrazia ( demos kratos: potere e popolo, il governo del popolo ).

A conferma di questo, per concludere, vorrei ricordare il primo articolo della nostra Costituzione: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.»

Questo non significa che il popolo abbia limiti, ma solo che debba rispettare la Costituzione, l’attuale politica non lo fa e quindi non fa parte del popolo. Il popolo deve tornare a fare politica e ad esercitare con buon senso il suo potere.

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