Incenerimento: non è la strada giusta [nel resto del mondo]

Incenerire conviene ancora? A quante pare in Italia ancora si. Ma come mai in Italia conviene ancora costruirli mentre all’estero li dismettono?

Non mi sono mai posto la domanda in quanto tale e neppure ne ho fatto un argomento di discussione. Semplicemente, quando i tempi sono stati maturi per me, ho analizzato la questione in modo dettagliato per sapere cosa aspettarmi.
Oggi, dopo aver sempre e solo analizzato dati e documenti per capire per mio interesse, sono a divulgare queste informazioni perché ritengo la situazione oltremodo critica.
Sento affermare intorno a me che gli inceneritori sono utili e necessari, che non c’è alternativa e che ormai sono li e vanno usati [ammortizzati].

Chi dice questo?

 

Non solo lui, ma tutto il partito unico, tranne sotto elezioni…

 

mafia_emilia
Innanzitutto bisogna essere correttamente informati. Mi sembra, per esempio, che il partito di maggioranza, della regione come del paese, non sappia cosa succede a New York: a New York gli impianti di incenerimento che esistevano sono stati spenti uno dopo l’altro per motivi prettamente economici seguendo il trend di quello che succede negli Stati Uniti dove queste tecnologie non hanno grandi prospettive proprio per motivi economici.

Il problema delle diossine non è quanto ce n’è nell’aria che respiriamo ma quanto ce n’è nel terreno e dal terreno quanto se ne accumula lungo la catena alimentare e quindi negli alimenti. In questo senso hanno ragione gli allevatori e gli agricoltori che operano nel raggio di 5/10 km dall’inceneritore ad essere preoccupati. Ad esempio è possibile vedere il caso di Ravenna, “diossina nel grano per gli allevamenti”: fermate 20 mila tonnellate ma qui era merce proveniente dall’Ucraina, come la mettiamo con il km zero che non subisce certi controlli?

Il problema di fondo e’ proprio questo: sostanze persistenti, come sono le diossine ma anche metalli pesanti come il mercurio o il cadmio che sono il tallone d’Achille degli inceneritori, anche dei piu’ moderni, devono essere controllate con approcci diversi: bisogna cioè evitare che il loro accumulo lungo la catena alimentare raggiunga l’uomo a dosi pericolose e le normative italiane non sono in grado di garantire questo tipo di sicurezza, mentre per esempio le normative belghe sono molto più attente a questo.

In Belgio le norme che si propongono riguardo a questo tema affermano che la quantità di diossina che si deposita al suolo giornalmente non deve superare un determinato valore qualunque sia la fonte di questa diossina. Questo proprio per garantire che quello che viene eventualmente prodotto in questi terreni presenti una quantità di diossina tale che la dose giornaliera tollerabile dalla popolazione attualmente in vigore non venga superata.
Questa non e’ ancora una norma nel nostro paese e di qui la proliferazione di impianti di incenerimento, che certamente producono meno diossine di quanto non producessero impianti della precedente generazione.

A questa proliferazione si deve stare molto attenti perche’ qualcuno sta’ pensando che in Italia possano funzionare piu’ di cento inceneritori mentre questo è il numero di inceneritori di un paese grande come gli Stati Uniti.
Ripeto impianti che si stanno abbandonando.

La Francia ha investito moltissimo nei termovalorizzatori ma si sta’ accorgendo che non riescono a rispettare i limiti; ne deve chiudere una quarantina; quattro di questi li ha chiusi perché le analisi hanno verificato una pesante contaminazione della qualità dell’aria ed erano impianti costruiti negli anni ottanta, era la precedente generazione quando la conoscenza scientifica dei problemi delle diossine non era cosi’ chiara come lo è adesso.

La preoccupazione dei ricercatori, come del sottoscritto, che sono, come dire, attenti alla qualità dell’ambiente perché di qui si parte per la salute dei cittadini, è giustificata perché stiamo scoprendo che SOSTANZE COME LE DIOSSINE SONO PIU’ PERICOLOSE DI QUANTO FINO AD OGGI NON ABBIAMO CREDUTO.

 

Inquinamento

Per quanto riguarda i rifiuti dell’inceneritore, questo e’ un altro problema di cui si parla poco: la discarica non sparisce, non tanto le ceneri cosiddette pesanti che anche loro, comunque, comportano problemi, il problema grave e’ quello delle ceneri volanti cioè quegli inquinanti che gli impianti di depurazione trattengono cioè non immettono nell’atmosfera ma che rimangono nell’impianto e devono essere smaltiti.
Si tratta di rifiuti tossici, e tant’è vero che la soluzione che i tedeschi, gli austriaci ma anche i nostri inceneritori italiani hanno adottato è quella di mandare questi rifiuti nelle miniere di salgemma tedesche finchè i tedeschi ce le accoglieranno: so’ per certo, per esempio, che l’impianto di Vienna produce ogni anno 500 tonnellate di questi rifiuti tossici che appunto vanno nelle miniere di salgemma.
Questo per dire che l’INCENERIMENTO NON PUO’ ESSERE LA SOLUZIONE!
E’ stata citata una tecnica, a cui io personalmente sono molto favorevole, diciamo pure piu’ dolce, quella che potrebbe chiudere il ciclo dopo che sono state fatte le priorità che lo stesso decreto Ronchi non a caso prevede come non a caso viene previsto dalle normative europee, è quella di inertizzare, con un trattamento biologico, quel poco che potrebbe rimanere dopo una raccolta differenziata spinta e dopo, non dimentichiamocelo, una politica di riduzione dei rifiuti alla fonte.
Anche qui mi tocca citare gli Stati Uniti che con una politica proprio governativa in dieci anni hanno ridotto la produzione di rifiuti pro-capite, che è grande ovviamente nel loro paese, del 19% e da alcuni anni vedono ferma la produzione pro-capite dei rifiuti proprio grazie a questo approccio metodologico che per esempio valorizza i prodotti di lunga durata piuttosto che l’usa e getta.

Questo e’ quello che sta succedendo nel mondo. L’Italia sta andando in controtendenza, forse è il caso di dirlo, perche’ in Italia continua ad essere sovvenzionata dallo stato questa tecnologia appunto con il danaro che viene pagato per l’elettricita’ prodotta che e’ circa tre volte di piu’ del costo dell’elettricità prodotta dal carbone che magari viene dal Sud Africa.

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