il fiume

ti ho amato in ogni momento, ero pronto a qualunque avventura con te
ti ho amato, in tutti i modi possibili e anche quando il cielo si spezzava
ti ho amato come non ho mai sentito in vita mia, vivere o raccontare
ti ho amato per ogni cosa che facevi, ogni tuo gesto era cibo per me
poi è successo che non mi amavi, lo dicevi, ma non per quello che ero
volevi essere amata da te stessa attraverso me e questo non è possibile
non lo sarà mai a meno di avere tra le mani un burattino carta carbone

anime padrone, due cuori, ma la rabbia in tempesta imperava su di noi
nulla può placarti se sei tu a combatterti, qualcosa ti allevia, poi torna
come nelle rapide del fiume, puoi solo remare a valle sperando finisca
solo che non consideri i gorghi, i massi, le vittime di tutto questo male
e il male non diventerà bene solo perché qualche volta lo hai praticato

io sono già a valle, lo sono stato sempre, lo sono ancora quietamente

all’inizio ero meglio? capace di darti di più, questo è il problema: dare
forse eri tu ad amarti di più, mentre ti dimostravi quanto eri fantastica

in fondo non mi hai fermato, lasciandomi cadere, giù in fondo al castigo
ma non c’era più nulla da fermare, sono sempre stato all’ansa del fiume
oltre te e dopo la cascata, laggiù con i cinguettii e il vento che accarezza
dove l’acqua è più tranquilla, dove non c’è bisogno di lottare per amare
non hai capito che era l’ultima rapida, ti guardavo cadere nel tuo tranello
sono raffreddato, capita quando giochi troppo tempo nell’acqua gelida
remare controcorrente è per chi non sa che ci porta stremati alla fine
quella fine che tanto hai cercato ora è arrivata come la piena del fiume
il fine non giustifica i mezzi, non giustifica mai nulla, il fine è la fine

sono stanco, tanto stanco, di solito chi ama non è mai stanco, pensa
sono venuto lì fin sotto la cascata, ho subito tutta la violenza dei getti
impassibile sotto tonnellate d’acqua, ho ascoltato tutto il malessere
ti ho accarezzato e placato il dolore cercando di capire se colpa o ragione
oggi ho tutte le responsabilità del mondo, come se non avessi fatto nulla
come se da solo non mi sentissi così pesante e carico di acqua non mia
dare o ricevere è lo stesso piacere e la stessa gioia perché io sono te
ma non voglio dover dare tutto me stesso solo nei momenti bui sulle rapide
almeno non fino a lasciarci la pelle, tutta quella rabbia che altro non può
se non scatenare tempesta, lampi, fulmini e incendio, la foresta che brucia
mi chiedo come possa dell’innocuo e debole vapore trasformarsi in fulmine
eppure basta un attimo, un millisecondo in cui quell’acqua diviene fuoco

dare o ricevere, prendere o donare, il vero bene è farne, senza volerne
senza pretendere assolutamente nulla in cambio di un amore naturale
perché se lo pretendi non avrà valore, visto che già era tuo nella mente
e ciò che non ha valore non è amore, non è sentimento, non è nulla, zero

così è finita, sopra la grotta che solcava le tue acque, sul rifugio sereno
era qualcosa che stavamo costruendo, solo oggi capisco pretendendo
mentre hai cercato di affermare la tua stessa attraverso l’altrui visione
mentre a 47 anni scopro di non volere piu fare ciò che non mi va di fare

sulle ceneri di un incendio può nascere una nuova rigogliosa foresta
solo che dubito questa fame di fuoco sia sazia, credo si inizi a scavare
per distruggere anche le radici e giù fino alla terra che sorreggeva tutto
pur di raccogliere ancora fine da questa enorme vorace immensa fame
non dubito che ogni colpo di testa futuro continuerà come è sempre stato
come è ancora oggi dove reagisci di acqua nuvole e vento al tuo destino
quel bisogno malcelato di dramma e violenza ad ogni giro di luna piena
come un licantropo vaghi nella notte, assetato alla ricerca della vittima

caro fiume ti auguro di trovare il tuo mare, io sono barca quindi proteggo
non avrei mai potuto ingabbiare tutta la tua forza tra le mie deboli assi

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