Georeferenziazione delle patologie. Cos’è e come funziona?

La Georeferenziazione delle patologie nella pratica ufficiale: qui visibile una applicazione per il Registro Tumori Integrato di Catania, Messina, Siracusa, Enna.

La Georeferenziazione delle patologie (dettagli su Slideshare), altrimenti detto Registro territoriale delle patologie su standard georeferenziato, è la soluzione per prevenire le malattie più comuni, tramite un censimento delle stesse su cartografia digitale e grazie ai big data.
La buona notizia è che esiste già, la cattiva che ancora non è stata adottata nella sua completezza e soprattutto da tutto il territorio nel nostro paese. Negli ultimi 10 anni ha fatto capolino in tantissime istituzioni e si fa un gran parlare di questa tecnologia, ma è probabile che finché qualcuno non otterrà ingenti finanziamenti per avviarla non si farà. In realtà non costa nulla se paragonata ai benefici, ma per come vanno queste cose non c’è da stupirsi.
Sebbene esistano già diverse forme di georeferenziazione più remunerative ed impellenti, come quelle dei tumori, dei passi carrabili, dei terremoti, delle aree edificabili, ecc., si tende a rimandare quella che a mio parere sarebbe una soluzione efficace e definitiva ai problemi dovuti a qualunque tipo di inquinamento dannoso.

La Georeferenziazione delle patologie è stata presentata nelle opportune sedi istituzionali?

Questo progetto di Georeferenziazione delle patologie è lo stesso che ho inviato in molti comuni dell’Emilia Romagna, della Campania e del Lazio. Nelle stesse regioni l’ho presentato personalmente, ma deve aver fatto presa sul cassetto in cui è stato riposto. Poi è stato propagato in altri comuni e regioni -dal Veneto alla Sicilia- sotto altre firme.
La Georeferenziazione delle patologie stata approvata all’unanimità nel 98% dei casi in cui è stata presentata nelle assemblee istituzionali (consigli comunali e regionali), sotto forma di proposta come ordine del giorno o mozione. In seguito ha incontrato alcuni problemi in fase di attuazione nelle commissioni preposte.
Il 98% significa che, quasi ogni rappresentante delle amministrazioni, di ogni forza politica, si è dimostrato favorevole all’idea di mappare il territorio con la Georeferenziazione delle patologie.
Le uniche obiezioni ricevute sono state sollevate per il ripercuotersi del valore immobiliare sulle proprietà, qualora questi dati avessero individuato zone [quartieri o città] più pericolosi di altri.
Ricapitolando. Voti a favore in consiglio comunale, comunicati stampa sui giornali, bocciatura nelle commissioni.

OK. Georeferenziazione delle patologie. Ma di cosa stiamo parlando?

La Georeferenziazione delle patologie altro non è che l’applicazione della tecnologia alla prevenzione. Per semplificare al massimo: possiamo idealizzare un Google Maps delle malattie. Uno strumento principe a disposizione di chi ha come missione lavorativa la tutela della salute nel suo territorio di competenza.
Per chi non fosse avvezzo alla tecnologia nello specifico, si spiega in pochi passi;
– immaginiamo una mappa;
– sopra la mappa ci sarà una velina trasparente per ogni patologia;
– per patologia si intende ogni tipo di malattia, pazzia, ossa rotte o tumore;
– ogni velina contiene la mappatura in cui si verificano queste patologie;
– la mappatura si effettua sotto forma di punti geografici colorati;
– ogni velina trasparente può contenere milioni di punti, tanti quanti sono i dati censiti;
– alla fine di questo lavoro si ottengono le zone con più o meno frequenza;
– l’incidenza sull’area geografica è data sotto forma di macchie colorate.

Quale vantaggio porterebbe la Georeferenziazione delle patologie?

Chiunque abbia gestione di questo sistema può allertare i dipartimenti di emergenza sanitaria, per effettuare analisi più approfondite, qualora evidenzi visivamente aree a possibile rischio. Questo “allarme” può avvenire sotto diverse forme. Sia per l’elevato numero di patologie presenti, oppure nel caso di una massa di casi in atto nel territorio o prolungati nel tempo.
I fattori per la determinazione di queste “masse di punti” possono essere molteplici. Su base temporale, di macrocategoria, per tipologia e semplicemente per l’evidente colorazione in un determinato punto sulla nostra cartina, sulla base del criterio scelto.

Come funziona la Georeferenziazione delle patologie?

Esiste una procedura obbligatoria di legge denominata Scheda di Dimissione Ospedaliera, abbreviata SDO. Tale protocollo permette di registrare il paziente con i dati anagrafici e codice fiscale. Oltre a questo integra le patologie in corso, l’anamnesi, la diagnosi, il referto allegato e altri dati utili a censire la situazione attuale e storica. Questa procedura consente di registrare il caso con la completezza più assoluta possibile. Sono previste addirittura più diagnosi e referti.
Chiaramente la SDO è in continua evoluzione, ma per semplificare possiamo definire così il suo funzionamento. Vengono inseriti al suo interno quanti più dati possibili per utilizzi e scopi futuri di diagnostica. Dati che serviranno in futuro anche per la statistica ed il miglioramento del servizio di sanità nazionale. Otteniamo così un documento completo di descrizione della patologia, delle eventuali patologie multiple e del paziente. A questo si aggiunge l’innegabile vantaggio di permetterne la registrazione in formato elettronico, sotto forma di dati criptati nei server del ministero della salute.

Come si legano queste due cose?

La Georeferenziazione delle patologie e le SDO sono strettamente legate. L’evoluzione della SDO non è altro che il traslare questi dati su una mappa per georeferenziare i territori di cui fanno parte i malati esaminati.
Il risultato finale è mostrato nel video sottostante.

Intervista di Rimini 2.0 per approfondire la Georeferenziazione delle patologie

Quale è stata la risposta a questa tecnologia?

Sebbene il giuramento di Ippocrate, che viene prestato dai medici-chirurghi e odontoiatri prima di iniziare la professione, menzioni la tutela del territorio, molti medici e gli stessi ordini di categoria spesso sorvolano e minimizzano la questione.
Gli stessi ministeri sono reticenti a fornire i dati, celandosi dietro autorizzazioni e chissà quali altre necessità da assolvere. La SDO è il Santo Graal della privacy.
Governi ed Amministrazioni, succedutesi negli anni, hanno reso gloria a questo progetto, con leggi ad-hoc e normative di integrazione, ma nessuna applicazione pubblica.
Il risultato è che la Georeferenziazione delle patologie di fatto diventa più volte legge applicabile, ma ad oggi non abbiamo nessuna applicazione.

Quali vantaggi porterebbe alla comunità?

Immaginiamo l’inceneritore, il deposito carburanti, l’autostrada e la statale che si intersecano. Aggiungiamo la scuola vicino alla viabilità, il complesso residenziale, mille altri casi che ognuno di noi può vedere ogni giorno nel proprio territorio.
Ora, con uno strumento come la Georeferenziazione delle patologie potremmo finalmente sapere se tale area sia pericolosa come ci aspetteremmo. Oppure, finalmente, scoprire che sia effettivamente sana come ci ha sempre raccontato chi l’ha promossa e studiata prima di costruirla.
A mio parere è molto importante che questi dati siano resi pubblici in modo da tutelare la privacy delle persone con pochissimi accorgimenti. Ad esempio spostando di qualche metro la localizzazione della patologia, con un algoritmo variabile sui dati longitudine/latitudine degli indirizzi dei pazienti.
Questo non solo per consentire a tutta la comunità di individuare il miglior posto per vivere e far crescere i propri figli. Credo per molti sia utile, se non indispensabile sapere, anche in funzione dello storico delle patologie e/o delle predisposizioni genetiche di ciascuno di noi. Indubbiamente sarebbe utile anche per premiare quelle aree che poi si rivelano essere dei veri paradisi in terra. Esistono aree che eccellono per qualità di vita e salute, pur essendo disabitate o parzialmente abitate e con tassi di incisività delle patologie estremamente bassi.
Del resto il costo di un tale avanzamento tecnologico, data la gratuità dei dati accessibili, è prossimo allo zero. Nel contempo gli innegabili vantaggi sono enormemente oltre misura rispetto all’impegno.

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