Foresta e albero: il perché li odiamo non si sa

Schermata 2016-06-01 alle 10.30.04

Tutte le vergini prima o poi…

Non c’è molto da ridere, lo so, ma volevo catturare la tua attenzione per invitarti a leggere.

Una volta questa foresta si estendeva per tutto il continente, sino alla Russia e oltre, fino in Mongolia partendo dalla Francia. Ricopriva così gran parte dell’Europa se non la sua totalità.

Pochi residui sono rimasti, come la Foresta Nera a Stoccarda o la Savana Artica, la Tundra.

Torniamo indietro di 2/3 mila anni.

Cervia, ad esempio, si chiamava così mica per le corna dei suoi abitanti. Era la punta a sud dove le paludi non esistevano più, un tripudio di ciò che oggi definiamo solamente in modo improprio: selvaggina.

Milano infatti era una pozzanghera, il residuo di ciò che una volta era Mare. Non scherzo.

Le ultime bonifiche avvennero al tempo del fascismo ed arrivarono fino a Bologna. Il triangolo delle paludi, millenni fa, arrivava fino a Venezia ed è diventata la fresca e nuova foresta che avrebbe continuato a rubare terra al mare, foglia dopo foglia.

I veneziani hanno voluto scherzare con il mare rubando gli alberi che li avrebbero difesi, per costruire le navi che poi hanno reso quel popolo una delle repubbliche marinare, ma che oggi quel popolo sta ancora pagando a caro prezzo il gesto insano.

Non fosse esistito l’uomo, tra poco meno di 50.000 anni, il mare Adriatico sarebbe in realtà diventato una splendida coltre verde.

Ariminum – Rimini – così A Rimirare il mare – era ricoperta di alberi fino quasi ad Arcione, luogo meraviglioso finalmente sgombro da fusti alti e foresta impenetrabile, adatto a far riposare i cavalli – Disarcione – Riccione – luogo di sabbie perenni e non ancora adatto alla crescita di una fitta foresta ma solo di Pini Marittimi. Gli ultimi li hanno rimossi un paio di anno fa.

Variazione del livello di CO2 in atmosfera negli ultimi 400.000 anni
Variazione del livello di CO2 in atmosfera negli ultimi 400.000 anni

Riavrai il tempo che ti ho chiesto in consapevolezza.

Serve a riflettere.

Ti chiedo altri sessanta secondi.

Per millenni centinaia di flussi migratori sono passati di qua, molti hanno deciso di restare popolando queste aree e sono vissuti facendosi proteggere dalla foresta, usandola sino all’odierna sovrappopolazione umana e relativa scomparsa della quasi totalità del verde.

Non vi è quasi più traccia di questa foresta, se non nelle memorie di antichi tomi che comunque non legge nessuno.

Nel frattempo la quantità di anidride carbonica disciolta in atmosfera ha raggiunto livelli tali che negli ultimi 65 milioni di anni non si erano mai verificati neppure di un quarto.

Ci sono serviti “solo” 5.000 anni per distruggere milioni di metri quadri di foresta, anzi, a dire la verità il meglio lo abbiamo dato negli ultimi 600 anni, esponenzialmente sino ad oggi.

Rimangono brevissimi tratti, ormai visitati solo dagli ultimi “pellegrini” della domenica. La foresta casentinese, i luoghi come il Monte Fumaiolo e poche altre aree dell’entroterra difficili da raggiungere, per questo lasciate in pace solo per difficoltà economica al loro sfruttamento.

Ecco, dopo questa breve disquisizione vorrei mettere l’accento sull’ultimo punto.

Le temperature medie sono aumentate di circa 2 gradi negli ultimi 70 anni e crescono rapidamente di anno in anno, quasi esponenzialmente.

Vogliamo sovrapporre il grafico di distruzione delle aree verdi a quello delle temperature?

No, purtroppo oltre i 70 anni da oggi non è possibile avere altri dati perché prima del 1950 quasi nessuno rilevava e registrava le temperature ….  a meno di non carotare i ghiacciai perenni…. ops! è rimasto solo il Polo, va bene lo stesso.

Il grafico conferma l’andamento, i dati raccolti dagli studiosi parlano di una presenza nell’aria di pollini che non esistono più. Non quelli delle allergie, ma quelli che invece ci curavano. Sono raccolti dati che illustrano condizioni estremamente diverse, qualità e quantità di ossigeno in atmosfera oggi impensabili. Logica assenza massiccia di inquinamento. L’eccesso di CO2 veniva immediatamente compensato con la disgregazione delle coste, giusto quel tanto di erosione per rimettere equilibrio.

Però, in quei tomi che non legge nessuno, si parla di fresche estati all’ombra di colossali querce, di rigidi inverni sempre accompagnati dalla neve, mai di grandinate, i terremoti servivano solo a “scrollare” e far cadere i vecchi alberi.

La foresta non poggia di certo le sue fondamenta sulla sabbia, non costruisce con il cemento che dura a malapena 100 anni, se poi di buona qualità, ma affonda decine di metri sottoterra la sua risolutezza a rimanere lì per millenni.

Tutto questo per dire che la nostra giovane civiltà ha già fatto una scelta, quella di rimanere indifesa alla forza del sole e del mare, distruggendo però tutte le altre specie.

Sono parafrasi alcune lo so, ma se sei stata/o in grado di leggere fino a qui potrai sicuramente capire anche il resto.

Buona vita.

Come? Certo che dipende anche da te, sono scelte quotidiane come l’entropia a cui tutti contribuiamo.

Ma a chi ora penserà che preferisce “il caldo”, meno pollini, meno bestiacce in giro, meno insetti…. non sa di che parla, ma sarà presto accontentata/o.

Foresta e albero: il perché li odiamo non si sa. Forse è lo stesso motivo per cui molti di noi si nutrono intensivamente di carne senza saperne la sua origine.

Se non siamo tutti d’accordo oggi, lo saremo forse un giorno, quando non ci sarà più pesce, selvaggina, verdure, quando dovremo spostarci nell’entroterra preservato per poterci difendere dal sistema di difesa delle leggi fisiche.

Rispondi