critiche e disprezzo

A parte il detto chi disprezza compra… sono certo che il contrario dell’amore non sia l’odio ma l’indifferenza.
Indi per cui, se una persona ti critica profondamente significa che sta dimostrando un certo interesse nei tuoi confronti e forse vuole aiutarti, tanto più interesse quando più la critica è insistente. Le critiche superficiali quindi, che possono dimostrare pochezza ed invidia, sono anche un piccolo modo di interessarsi.
Ciò vuol dire che, nella mente di questa persona, tu significhi qualcosa e meriti una parola. Sarebbe peggio il contrario no, non avere nessuno che ti critica. Come faremmo altrimenti a valutare il nostro operato? Come potremmo pensare di avere dei veri amici, se a questi andasse tutto bene di noi? In quale modo avremmo la certezza di sapere che qualcuno ci vuole bene?
Inoltre non tutti sono capaci allo stesso modo di esternare le proprie emozioni, qualcuno potrebbe criticarci solo per farci sapere che ci pensa, inconsapevolmente certo, ma è il pensiero che conta, il motivo, non l’atto o il gesto.

Meglio un nemico attivo, in cui specchiarsi, che qualcuno che NON ti considera in alcun modo.
Si dice, a buon titolo, che le critiche sono costruttive, ritengo che sia una assoluta verità.
Certo, la persona che mette in atto una critica è desiderosa di un cambiamento da parte tua, vuole che tu cambi. Non è certamente esclusivo amore nei tuoi confronti, perlomeno non l’amore devoto, è molto più probabilmente amore per se stesso, amore della stessa persona che muove la critica ed una piccola parte di interesse nei tuoi confronti. Ma prova a valutare se questo suo bene che si vuol fare non porti poi dei vantaggi anche a te, o al vostro stare insieme. Come detto prima, comunque questa critica contiene sempre un interesse, infatti quale pazzo muoverebbe una critica verso qualcosa che gli è completamente alieno, verso qualcosa che non lo interessa.
Non molto diverse sono le critiche in un rapporto di convivenza civile tra 2 persone, sposate o meno. Quando queste critiche appaiono dal nulla, bisogna saper prendere “in saccoccia” il vero motivo e fare in modo di risolvere al più presto la questione. A nulla vale rimandare ed anzi si rischia di peggiorare la situazione. Se le critiche sono invece motivate… bé ancor meglio bisogna tentare di risolverle immediatamente. Onesti con se stessi e zitti.
Diverso il discorso è per il disprezzo, si potrebbe pensare, ma come accennato all’inizio se disprezziamo qualcuno diciamo a noi stessi “che peccato che questa persona si comporti così”. Stiamo quindi criticando un modo di fare e di essere che non ci piace e vorremmo che fosse diverso. Se a questo facciamo seguire l’indifferenza, stiamo pensando che proprio non ne vale la pena perché con questa persona non c’è una condivisione di interessi tale da motivare il rapporto, ma ogni nostro tentativo di criticare, anche con disprezzo, pure se con accanimento, portano con sè un relativo interesse per questa persona.

«Una volta, due monaci, Tanzan e Ekido, stavano attraversando un torrente quando scorsero una bella ragazza in kimono e sciarpa di seta che cercava, senza riuscirci, di fare altrettanto. Tanzan, senza pensarci, la prese in braccio e la portò dall’altra parte. Ekido non disse nulla finchè quella sera non ebbero raggiunto un tempio dove passare la notte. Allora non potè più trattenersi.
Noi monaci non avviciniamo le donne – disse a Tanzan – e meno che meno quelle giovani e carine. É pericoloso. Perché l’hai fatto?- Lo rimproverò.
Io quella ragazza l’ho lasciata laggiù sulla riva – disse Tanzan. – Tu invece la stai ancora portando con te.
Impara ad affrontare le tentazioni ed i desideri, non reprimerli e vai incontro ad essi con apertura e spirito compassionevole, solo così potrai affrontarli.»

Questa simpatica storia “simbolizza” una caratteristica tipica di noi essere umani; siamo fulminei, a volte, nel giudicare il nostro prossimo e perentori nel condannarlo. Lo facciamo basandoci sull’aspetto, sulla condizione economica, sulle persone che frequenta, giudicando un atteggiamento, un’azione ed in molti altri modi che ora non sto qui ad elencare. La cosa sorprendente è che ogni volta che giudichiamo, e questo vale per tutti, lo facciamo avendo noi stessi i medesimi difetti se non, addirittura, avendone di peggiori. É sufficiente un breve esame di coscienza per rendersene conto. Tuttavia, questo consolidato modo di fare non è senza conseguenze per chi lo mette in pratica; cambia il modo in cui i presenti percepiscono il soggetto che “giudica” e lui stesso perde forza a livello interiore, che ne sia cosciente o no.
Detto questo, le parole di Katharine Hepburn che seguono, tendono ad avvalorare quanto sopra e ad incentivare un sano cambiamento:

Ci insegnano ad attribuire la colpa al padre, alle sorelle, ai fratelli, alla scuola, ai maestri, ma non a noi stessi. Non è mai colpa nostra. Invece, è sempre colpa nostra, perché se desideriamo cambiare è da noi che dobbiamo cominciare.

4 pensieri su “critiche e disprezzo

  1. allora ti critico io 😉 con la confidenza che abbiamo avuto noi due è inutile che mi chiami per cognome, oltretutto minuscolo, dandomi comunque del tu. Per il resto fai come credi, ti puoi astenere o commentare con una critica, e per non fartela fare ti dico anche ‘sarei molto felice di riceverla’. 😀

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